Poi il bianco esplode potente, diventa energia, lascia il mondo degli oggetti, Savelli si conferma un artista lirico, poco analitico. In White Space il segno è circoscritto in una zona del quadro, assediata dal bianco che sta guadagnando terreno. È nel ’57 con Fire Dance, che scompare completamente il colore, per una quarantina di anni rimane solo un protagonista, l’eterno bianco. Alla fine dei Cinquanta arrivano sabbia, sughero, come in Vertical White, per costruire opere con superfici ruvide, dove il ritmo è composto solo da ombre e rilievi. Sono le famose corde, che ricordano il legame con il mare del suo paese, Pizzo Calabro, e che richiamano il legame più importante, quello tracciato dal cordone ombelicale, le protagoniste delle opere della sala maggiore del Marca, come Shelter 12th Floor, o l’installazione Dante’s Inferno, fatta da 25 elementi, dove la corda all’interno di colonnine di alluminio dipinte di bianco, simboleggia questa volta, l’uomo. Negli anni Settanta, Savelli decide di eliminare il telaio, e analizza nuove forme, trapezoidali, triangolari, e romboidali, un modo di oltrepassare le regole imposte dal rigido quadro, poi arrivano il lavori degli anni Ottanta, di grandi dimensioni, evoluzione estrema del quadrato di Malevich, ancora un altro aspetto della vasta produzione che la mostra del Marca analizza scrupolosamente nei passaggi dell’artista intento a scoprire lo spazio etereo, per lui un infinito misurabile che doveva trovare una verifica: «Lo spazio che concepisco è non oggettivo. È uno spazio quasi non-reale, non-definito, non-conosciuto, solo formale… È qualcosa che si espande senza definizione».
Bettina Bush
mostra visitata il 15 dicembre 2012
Dal 15 dicembre al 30 marzo
Angelo Savelli. Il maestro del Bianco
a cura di Alberto Fiz e Luigi Sansone
Museo Marca
Via Alessandro Turco 63- (88100) Catanzaro
Orari: da martedì a domenica 9,30-13; 16-20,30, lunedì chiuso; ingresso 3 euro
Info: tel 0961 746797, Info@museomarca.com, www.museomarca.info
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