È tutto vero, anche se sembra incredibile. Chiuderanno i battenti le gallerie di Dering Street, ormai diventate concorrenti delle istituzioni pubbliche nel produrre e proporre eventi, chiuderanno alla fine di quest’anno, semplicemente perché il re – “London’s art king” ha scritto “The Guardian”, dando notizia del clamoroso ritiro – ha deciso che è il momento giusto per andarsene. È riuscito ancora una volta a sconvolgere il mondo dell’arte, Anthony D’Offay, e pare che abbia stupito perfino molti dei suoi artisti: ignari Rachel Whiteread (reduce, lo ricordiamo, dall’inaugurazione del suo monumento un Trafalgar Square, lo scorso giugno, altro ennesimo successo per D’Offay…) Howard Hodgkin, Ansel Kiefer e Gerhard Richter, gli altri ancora non commentano.
E mentre Anna Somers Cocks di “The Art Newspaper” dispensa presagi funesti per gli artisti restati momentaneamente orfani – ha annunciato un cammino difficile – lui sembra stemperare il sapore definitivo dell’esilio: ha fatto sapere che incontrerà i suoi artisti durante la settimana perché non ha intenzione di uscire totalmente di scena. “Sono in ottima salute e continuerò ad immischiarmi di quanto accade nel mondo dell’arte, offrendo un servizio di supporto”.
Nel corso di questa stagione ha ospitato le opere di Bill Viola, Francesco Clemente, Agnes Martin, Sigmar Polke, Anselm Kiefer, Ron Mueck, ha undici artisti alla Biennale di Venezia (tra cui i “nostri” Francesco Vezzoli e Maurizio Cattelan) e altri tre – che sono Jeff Koons, Ed Ruscha, Chris Cunningham – al Festival di Edimburgo, tirando le somme, un altro anno denso di successi. Festeggerà a Dicembre, ha già annunciato un party per celebrare il lavoro della galleria e di tutte le persone che hanno contribuito alla sua riuscita. Dopo trentasei anni di attività, una sorta di saluto. Come sempre in grande stile.
Maria Cristina Bastante
[exibart]
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