Jeff Koons, “Rabbit”, 1986
91,1 milioni di dollari è la cifra raggiunta lo scorso maggio da Christie’s a New York, superando di più di 20 milioni la stima massima. L’opera battuta? “Rabbit”, il coniglio in acciaio inossidabile realizzato da Jeff Koons, l’artista che è così diventato il più pagato (vivente) al mondo.
Esposto per la prima volta nel 1986, è stato definito “un abbagliante aggiornamento sulle perfette forme di Brancusi”, ma non è questo a creare perplessità. L’opera in questione è la seconda di tre multipli, mentre ne esiste anche una prova d’artista, prova che di rado resta a lungo nelle mani degli artisti. A far discutere, è il prezzo realizzato dalla vendita di un’opera presente in più esemplari. Gli altri due “Rabbit” sono di proprietà di due coppie di collezionisti miliardari, Eli e Edythe Broad e Stefan Edlis e Gael Neeson. Il fatto che riconosciuti collezionisti di opere d’arte arrivino a pagare una certa cifra per un’opera, innesca di fatto non solo una corsa all’aggiudicazione dei restanti multipli, ma anche un mercato al rialzo.
Al rialzo contribuisce anche la validazione simultanea dei musei, spazi istituzionali per eccellenza. È proprio il caso del “Rabbit”, visto che quando è stato proposto da Christie’s a New York un altro si trovava in mostra all’Ashmolean di Oxford. Un contesto che ha di certo contribuito a far raggiungere l’esorbitante cifra.
Il multiplo finisce così per diventare più profittevole del pezzo unico, ma non è una novità. Lo scorso anno, Pace Prints – affiliato della Galleria Pace – ha portato ad Art Basel Miami Beach tre serigrafie di KAWS in una tiratura di 100, al costo di 65 mila dollari per ciascun set. L’editore faceva sapere tramite il suo account Instagram, due giorni prima dell’apertura VIP della fiera, che le opere sarebbero rimaste in vendita per un lasso di tempo di 15 minuti. L’espediente ha causato una tale frenesia che la galleria ha dovuto chiudere la fila e invitare gli interessati a registrarsi per partecipare a una lotteria.
Utilizzato da alcuni artisti per democratizzare il proprio mercato, l’idea del multiplo è stata persino utilizzata per abbassare il valore di un originale. Si, Abbassare. Nel 2014 l’artista Wade Guyton ha ristampato più copie della sua opera mentre questa si trovava da Christie’s in attesa di essere battuta all’asta. L’opera è stata comunque venduta al prezzo più massimo della sua stima (3,5 milioni di dollari), mentre la settimana successiva una sua opera è stata battuta alla cifra di 6 milioni di dollari.
Come reagirà a questa crescente tendenza il mercato dell’arte? Non resta che stare a vedere. Intanto, si può di certo affermare che il concetto di rarità dell’opera d’arte sia stato fino ad oggi sopravvalutato.
Ambrosia Fortuna racconta oltre dieci anni di comunità queer e drag tra Milano e Napoli attraverso fotografie, video e memorie…
Una selezione degli spettacoli e dei festival più interessanti della settimana, dall'8 al 14 giugno, in scena nei teatri di…
Una mostra collettiva, all'AAIE Center for Contemporary Art di Roma, affronta il tema della metamorfosi attraverso le opere di sette…
La rinascita culturale dell’Uzbekistan passa dalla Biennale di Bukhara: la potente Uzbekistan Art and Culture Development Foundation nomina il nuovo…
Il Museo Riso di Palermo ospita un confronto tra Christian Greco e Francesca Cappelletti sul futuro dei musei, tra ricerca,…
Tra fotografia contemporanea e archeologia, la mostra al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma trasforma depositi e archivi…