Lo storico Palazzo Branciforte ospita la seconda mostra del ciclo Ierofanie contemporanee: dopo la personale dell’agrigentino Nicasio Pizzolato, inauguratasi lo scorso marzo, è la volta di Giusto Sucato, che espone i suoi 17 “scudi sacri” realizzati in lamina e legno.
“I tondi di Giusto Sucato -scrive Giusi Diana- realizzati usando materiali di riciclo, giocano con l’arcano e alludono al mistero mai svelato”. L’indagine del sacro nel contemporaneo è una costante del ciclo di mostre ospitato dalla Fondazione Chiazzese e risulta evidente negliScudi Sacridi Sucato che alludono tanto all’idea del cerchio come recinto sacro, come spazio protetto, quanto alla funzione apotropaica che lo scudo stesso suggerisce. Questi grandi scudi traggono ispirazione da un piccolo tondo in legno presente in mostra e realizzato dall’artista nel 1982. La matrice dadaista, del riuso artistico dell’oggetto comune, marca fin dagli anni Settanta la produzione di Sucato; i tondi appaiono arricchiti da decorazioni ed inserzioni di frammenti d’oggetti: la lamina in ferro, corrosa dalla ruggine, si stende su grandi basi di legno. L’idea dell’etno-reperto, dell’oggetto d’uso comune trovato e modificato, di cui l’artista si riappropria stabilendo un vincolo sotterraneo tra memoria, storia e territorio, è legato all’esperienza conoscitiva d’ambito antropologico condotta a fianco di Francesco Carbone.
Parole dorate, ricamate sui tondi, raccontano storie possibili in un linguaggio indecifrabile. Le parole diventano ricamo, parte dell’adorno di questi cerchi sacri. Risulta inevitabile pensare ai quattro medaglioni in tela cerata che si stagliano ai lati della cupola centrale della Basilica di Santa Sofia, principale monumento di Istanbul dedicato alla Divina Sapienza. Lettere dorate sulla tela nera scrivono con grafia araba i nomi di Allah e Maometto. I medaglioni
Grafemi dipinti, incisi o piegati dalla mano dell’artista compongono un alfabeto arcano ed enigmatico dove la parola diventa immagine, decorazione. Il calligrafismo, cifra stilistica dell’opera di Sucato, avvicina l’artista siciliano alle sperimentazioni legate alla Poesia Visuale che, tra gli anni ’70 ed ’80, indagava il senso iconico della scrittura.
Sucato popola il suo spazio protetto di costellazioni di chiodi e di lettere d’oro e cerca il legame col sacro attraverso strade diverse. Talvolta i riferimenti magico-religiosi risultano evidenti, come, per esempio, la stella a sei punte, simbolo dell’unione dello spirito e della materia, o il nodo di Salomone che, come spiega G. Diana, “è paradigma grafico del legame tra l’umano e il divino”. Altre volte, invece, la sacralità è affidata alla bellezza del segno.
giulia ingarao
mostra visitata il 19 giugno 2006
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mai fine alle stupidate in sicilia!aspettiamo adesso il museo d'arte contemporanea.