Culture nomadi, islam e pre-islam, Kuci, Pashtun, Tagiki, Nuristan, culture, paesaggi, nature, deserti, etnie, villaggi, ricchezza e povertà, Peshawar ed i bombardamenti, Peshawar e lo studio di Alighero Boetti.
Il critico chic o il visitatore snob non potrebbe che
La sezione più cospicua della mostra è costituita dai materiali di una collezione che rappresenta una panoramica testimonianza della millenaria storia afghana: dalle sculture in pietra nello stile del Gandhara (II/III sec. d. C.) fino all’arte islamica dei secoli più recenti (XIX e primi del XX), attraverso lo sviluppo artistico delle culture nomadi e stanziali preislamiche. La completa documentazione fotografica sarà tutt’altro che patetica e scontata. Niente pietismo, nessuna inutile commiserazione, ma immagini che narrano la vivacità dei villaggi e delle città, la ricchezza dei monumenti, i silenzi dei grandi spazi desertici percorsi dalle carovane nomadi. Ed ecco quindi, come si diceva, il profondo ruolo sociale e documentario che la mostra va ad occupare: render conto in Europa di un paese misconosciuto, mai approfondito, da sempre tormentato e ferito, percorso tanto da terribili eventi bellici quanto da fondamentali vie di comunicazione.
L’importanza della mostra verrà eccezionalmente sottolineata, il giorno dell’inaugurazione, dalla presenza del Re di Afghanistan, residente a Roma.
L’approccio espositivo (e culturale) siracusano pare, dunque, nettamente diverso rispetto a quello romano che determinò, a poche ore dall’11 settembre, delle commercialissime istant-exhibition su Torri Gemelle e deserti asiatici…
Roma: istant-exhibition sulle torri gemelle
Roma: istant-exhibition sull’Afghanistan
I Budda di Bamyan
Massimiliano Tonelli
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finalmente qualcuno ha detto la verità sulla scandalosa operazione del palaexpo! bravììììììì