Dopo decine di mostre e grandi esposizioni organizzate in ampi e assolati ambienti rinascimentali, il Palazzo delle Papesse ci accoglie con una esposizione “sotterranea” sia nell’allestimento che nei contenuti. Questo nuovo gradino del progetto Atlantide ci conduce dei meandri di una città scintillante di sopra e affascinante di sotto. L’idea sta nel fatto di rendere omaggio all’acqua che, dall’epoca della Commedia dove il Poeta parlò con scherno della cosa, i senesi hanno sempre ricercato nel loro sottosuolo tanto da costruire una fittissima rete di acquedotti sotterranei, detti bottini, oggi in parte visitabile. Per valorizzare questo immenso patrimonio fatto anche di fonti monumentali o fontanelle di contrada sta nascendo a Siena, complice un progetto europeo, il Museo dell’Acqua. E’ in collaborazione con questo nascituro che le Papesse hanno allestito Atlantide.
Il progetto Atlantide, come leggiamo sullo splendido sito papesse.org, “…allude ad una Siena capovolta e ai suoi canali sotterranei, così come ad una città utopica…” e porta nei sotterranei delle Papesse istallazioni di Sara Rossi (splendida idea di sintetizzare nel tema del |mare| tutto il concetto di |acqua| inserendo in una grotta scavata nel tufo alcuni ricci marini che, forse, si ricollegano alla città rendendo omaggio all’Istrice, contrada vittoriosa nel Palio di luglio…) e di Bianco-Valente. Questi ultimi hanno creato un’istallazione dedicata ai bottini, protagonisti della vita della città nel medioevo (uno dei più avanzati sistemi idrici urbani) ed oggi (hanno permesso a Siena di essere la prima città cablata in Italia: è stato molto più facile far passare le fibre ottiche in un sottosuolo già tutto forato). All’esterno, fuori dalla “grotta delle Papesse” che manterrà il suo aspetto considerando che le opere di cui abbiamo parlato rimarranno in collezione permanente, due monumentali, oniriche, impossibili ma concretissime realizzazioni di Botto e Bruno . Pochi in Italia riescono a rendere, in istallazioni fisse, il concetto antropologico, culturale, urbanistico e sociale di |città| come i due folletti di Torino, la loro opera prende un’intera parete e la “piazza” interna delle Papesse che ormai lamenta l’assenza del (pluri-promesso) cybercafè dove sedersi, bere, osservare, capire…
Ancor più “senese” è l’istallazione di Emilio Fantin che ha collocato tanti piccoli riproduttori sonori per le scale del Palazzo, i visitatori sono guidati da una voce che parla di Palio, di cavalli, di contrade e in definitiva di Siena. La stessa idea è stata già sperimentata in importanti istituzioni museali europee.
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massimiliano tonelli
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