Al Centro d’arte contemporanea del Palazzo delle Papesse, molti artisti, sia italiani che stranieri, sono stati chiamati ad elaborare per un nuovo ciclo espositivo progetti d’arte che tenessero conto del luogo degli interventi. I numerosi esperimenti applicati con successo all’area del Caveau (utilizzato dal giorno dell’inaugurazione da Isabella Bordoni), sono stati questa volta allargati a tutta la superficie del museo.
Una grande Babilonia dell’arte ha preso vita dalle mura del palazzo. Un canto corale, nato dalla netta distinzione di ogni voce sola, ha permesso ad ogni piccolo spazio della struttura senese -coinvolgendo persino quelle aree e quegli angoli che normalmente non sono adibite a museo- di poter essere scoperte ed interpretate.
A tutti è stato permesso di potersi esprimere, democraticamente ed indipendentemente dal lavoro dell’uno e dell’altro artista, senza alcuna continuità critico-espositiva, se non quella di usufruire e sfruttare liberamente gli spazi concessi. Con qualsiasi mezzo, sia
Il limite costruttivo delle Papesse, infatti, è stato facilmente superato dalla voglia reinterpretativa degli spazi. Ne sono venute fuori tensioni e tante piccole nicchie creative come quella realizzata da Sistemi Dinamici altamente instabili con Gamescape #2, o da Felix Schramm che ha dato vita ad un ambiente catastrofico in piccole proporzioni all’interno del quale un languido video racconta la storia di un amore lesbico, o quello di tipo storico lasciato da Aldo Nove con il Progetto per il palazzo delle Papesse, per continuare con il bambolone gonfiabile posto all’ingresso del piano nobile da Max Streicher dal nome pacifista di Innocents (as in Massacre of Innocents) , fino ad arrivare alle ironiche mosche antropomorfe dalla fisionomia inconfondibile di Bush junior, Berlusconi, Stalin e Mussolini realizzate da Lorenzo Pizzanelli non dimenticando le gigantografie di Siena create dalla macchina fotografica di Daniel Blaufuks.
Stupisce per la lucidità lo spazio Transumante di Giovanni Lindo Ferretti che, accanto alla sua attività di musicista, propone a Siena quella di artista mettendo in scena una tenda nomade dalla colte citazioni cirstiano-giudaiche.
Il gioco di reinventare spazi e
alessandra marzuoli
mostra visitata il 20 giugno 2003
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