Il caveau può diventare una piacevole sorpresa. Non per la sua conformazione e neppure per il grande richiamo mediatico degli artisti che vi hanno esposto. L’ex cassaforte della Banca d’Italia, nei meandri di Palazzo Piccolomini detto delle Papesse, pare aver individuato un fil rouge di scelte laterali e non stereotipate. Studio Azzurro, Vittorio Corsini, ora i Vedovamazzei (questi gli appuntamenti con il ciclo caveau che riprenderà a metà marzo con l’americano Jason Middlebrook) sono la quint’essenza degli artisti-di-mezzetà del nostro più vibrante panorama contemporaneo. Non sono i giovani rampanti di venticinque o trent’anni che ormai, più che tendenza, fanno moda nei musei di tutto lo Stivale. Non sono gli artisti contemporanei storicizzati, quelli con i quali si potrebbe puntare per andare ancor più sul sicuro specialmente per confrontarsi in uno spazio che ha ospitato in passato Nam June Paik, Paul Klee e Bill Viola.
Al secolo Simeone Crispino e Stella Scala, i Vedovamazzei, partenopei trapiantati a Milano ed ora forse rispettivamente a Roma ed in California, sono pesantemente intervenuti nelle volumetrie del caveau ricreando uno dei loro set surreali. Tutti concepiti con una vis creativa sempre equidistante tra divertimento e delirio. Un iceberg perfettamente ricostruito in polistirolo bianco fa da assurda quinta teatrale ad una decadente ambientazione domestico-antartica. Con tanto di abat-jour accesa e ninfea galleggiante. E’ il prosieguo di un progetto che Vedovamazzei aveva avviato a Roma, alla galleria Magazzino d’Arte Moderna, nel 2000.
Ancora un soffio di ironia (o una critica alla società contemporanea sempre pronta ad intervenire sulla natura?) nell’altra installazione Shy Plant raggiungibile nell’Orto Botanico di Siena. Al passaggio dei visitatori una foglia di un piccolo arbusto vira il suo colore verso un rosso acceso. Perché nella contemporaneità non ci sono più sicurezze. Neppure il verdeggiare della clorofilla.
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Bel pezzo, direttore! Complimenti!