Ancora è la luce del mondo che domina la mia anima/bisogna trovare la propria atmosfera (Otello Chiti).
Nell’ambito di un più ampio scandaglio delle poetiche del Novecento toscano – dalla mostra sulla scuola pistoiese alla Galleria d’Arte Moderna a quella da poco conclusa sul Novecento toscano a Crespina – si colloca l’esposizione dedicata ad Otello Chiti, che si concentra in maniera ammirevole su un numero scelto di opere e problematiche: l’introspezione, la pittura religiosa e gli ultimi anni dell’attività dell’artista.
Attraverso il filo conduttore dei numerosi autoritratti e dei paesaggi si oggettiva un interesse autentico per l’autoanalisi e un rigoroso attaccamento alla forma. Gli autoritratti mostrano una costante verifica sullo stile, modellato all’inizio sugli esempi ricevuti all’Istituto d’Arte, ma anche sulla suggestione di Soffici, Carena e de Chirico . Quelli giovanili mostrano un uomo teso e inquieto laddove quelli dell’ultimo periodo della guerra rivolgono gli occhi all’osservatore, quasi alla ricerca di una comune umanità, per uscire da orrori non più solo personali.. Accanto a queste opere, ricche di felici riscontri con attività e temi di altri pittori toscani, troviamo un gruppo di opere ufficiali – realizzate per concorsi pubblici o per la committenza ecclesiastica – che, al di là dell’occasione e della retorica, mostrano lo studio di modelli antichi, di Raffaello, Michelangelo, Giotto. Davanti a bozzetti e cartoni si conferma il valore di quell’arte ‘comunicativa e protesa all’espressione della bellezza’, che era destinata a essere censurata di fronte all’esaltazione delle avanguardie. Tuttavia sono soprattutto i paesaggi a costruire il senso di profonda coerenza e a rendere il senso di una sintesi personale e storica. I paesaggi di Otello Chiti si possono intendere come paesaggi interiori, in cui l’intensità e la ricerca di un colloquio diretto con la natura escludono qualsiasi presenza umana dalla scena e richiamano alla mente dipinti di Giorgio Morandi . L’ininterrotta osservazione della natura riflette anche la tensione ad esprimere il presente, come è per persone sensibili, per cui i paesaggi del dopoguerra con note squillanti e accenti formalistici traducono la volontà inesausta di ‘aggiornare’ il suo stile.
silvia bonacini
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