Il Palazzo Squarcialupi – oggi uno dei settori di Santa Maria della Scala ed ex museo nazionale archeologico di Siena – passa dai reperti etruschi alle suggestioni primitivo-rurali dell’opera di Massimo Lippi, quarantanovenne maestro senese figlio, interprete e cantore (è anche eccellente poeta) delle dolcissime colline che abbracciano la città del Palio.
Già prima di esporre a Siena, tuttavia, Massimo Lippi era indissolubilmente legato al grande polo culturale: il vecchio Spedale senese possedeva – sparse per la campagna – una serie di fattorie fortificate (dette Grance) che fungevano da granai ed erano anche una forma di investimento immobiliare per i numerosi danari del Santa Maria. E’ proprio in una di questa Grance, la più vicina a Siena e una delle meglio conservate, che il maestro Lippi ha il suo studio di artista/scultore e poeta.
Le opere esposte sono il frutto della ricerca continua di Lippi nei confronti delle sue radici, del mondo contadino, delle realtà della Val d’Arbia e della Grancia fortificata di Cuna dove l’artista lavora.
Di fronte all’ingresso della mostra, sulla piazza che funge anche da sagrato del Duomo, domina l’opera di maggiori dimensioni dell’esposizione, la sua funzione, come afferma Amnon Barzel curatore della mostra, è quella di collegare ”lo spazio cittadino e lo spazio interno della mostra”. L’opera è una sorta di zattera di sopravvissuti o un’Arca di Noè composta da un concerto materico fatto di legno, corteccia d’alberi, travertino, stoffa e un nido d’uccello.
Nel percorso espositivo è ancora più lampante al ricerca artistica di Lippi che presenta materiali e temi che riportano la mente al lavoro dei campi, alla lentezza laboriosa della campagna. Ricorre spesso il tema del carro (o meglio del barroccio, come si dice in toscana) proprio per significare il concetto di movimento lento ma efficace ed inesorabile. Il legno è grande protagonista della mostra ma non mancano opere fatte di carbone e di terra che del legno sono gli stadii successivi. I monili in bronzo, rame e ferro ci portano a ricordare la vecchia
Concludiamo la recensione con una delle poesie del maestro che racconta il rapporto di Lippi con la sua produzione artistica:
Le mie reliquie sono povere maciullate funi
che invocano lo schianto dove la barca smaniosa de l’abisso
trascina via il porto e le case
ne l’alto mare.
massimiliano tonelli
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una specie di arte povera?