Esposte quattordici delle più rappresentative copie sindoniche eseguite tra gli inizi del Cinquecento e la fine del secolo scorso, oltre ad alcuni dipinti provenienti dal territorio senese raffiguranti l’immagine della Veronica e della Sindone.
Esiste un aspetto legato al culto della “sacra Sindone” assai poco noto al grande pubblico: l’esistenza, di almeno sessanta copie pittoriche della celebre reliquia, quasi sempre realizzate su lino e in dimensioni vicine a quelle dell’originale.
Fin dal Medioevo i pictores Veronicarum per soddisfare le richieste dei pellegrini, riproducevano il volto di Cristo effigiato nella celebre reliquia conservata nella Basilica Vaticana.
La più antica attualmente esistente, ed esposta alla mostra, è datata 1516 ed è conservata in Belgio, nella chiesa di Saint Gommaire. L’immagine secondo alcuni presenterebbe alcuni segni riconducibili ad un incendio precedente quello del 1532. La Sindone belga è infatti l’unica riproducente la reliquia prima di quella data.
In esposizione anche la Sindone conservata nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Inzago, posseduta da san Carlo Borromeo e venerata, nel giovedì santo del 1985, in San Pietro da Giovanni Paolo II.
La mostra si propone come ricostruzione storica della tante ostensioni pubbliche e private, delle strade sulle quali la devozione per il sacro telo ha camminato, dei pellegrini che accorrevano a Chambèry e a Torino per ammirare commossi la misteriosa ed evanescente figura di quell’uomo crocifisso.
Le copie pittoriche non furono tuttavia gli unici veicoli per la diffusione del culto sindonico. Copie a stampa su tela e seta, nastri e immaginette, ebbero una diffusione considerevole, ed oggi rappresentano un utile completamento al quadro offerto dalle riproduzioni a grandezza naturale.
Diffusi e particolari erano i nastri della “lunghezza” di Gesù Cristo, ricavati dalle misure presenti sulla Sindone. L’uso di realizzare questi nastri è antichissimo, risalirebbe al Medioevo.
[exibart]
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