Categorie: siena

fino al 5.IX.2002 | Barbara Kruger | Siena, Palazzo delle Papesse

di - 10 Luglio 2002

Nucleo centrale è la video installazione “Power/Pleasure/Desire/Disgust”, già presentata al MOCA di Los Angeles e al Whitney di New York, ambientata in questa occasione in due distinte sale del museo. Appari come noi, Ama come noi, Temi come noi, Pensa come noi, Prega come noi, Vinci come noi, Perdi come noi, Ridi come noi, Piangi come noi, Vivi come noi, Ridi come noi: pareti e pavimento della prima stanza sono interamente attraversati dalla proiezione sincronizzata di slogan, recitati nella sala successiva da un uomo e una donna, i cui volti occupano l’intero spazio di due pareti contigue. A tredici veicoli è stato affidato un messaggio, così Barbara Kruger torna alle sue prime operazioni, quando i suoi billboard apparivano negli aeroporti, nelle stazioni, nelle strade. Ora sono gli autobus a portare l’arte fuori dai luoghi espositivi istituzionali. Un intervento critico su più livelli, perché se da un lato gli anni settanta vedevano l’impegno degli artisti nel minare una prassi espositiva e politica, dall’altro Kruger sceglieva di usare per le sue opere proprio gli spazi deputati al messaggio pubblicitario, sul cui linguaggio ruotava e ruota il lavoro dell’artista. L’unico slogan assertivo tra le 12 coppie oppositive, ritorna come opera autonoma nel museo: 56 metri quadri di pittura murale, “Pensa come noi” si configura come chiave di lettura dell’intera mostra, suggerendo contemporaneamente una riflessione sulle opere precedenti dell’artista. Kruger appartiene alla generazione di Cindy Sherman, Sherrie Levine, Jenny Holzer , artiste che hanno fatto situato la propria riflessione sul gender e sulle poetiche/politiche della differenza. L’opera di Kruger è connotata dal legame tra testo e immagine, in cui le due componenti creano un cortocircuito, l’artista ammicca alle regole della pubblicità, ma ne inverte immediatamente il segno, perché il mezzo non è il messaggio. L’anestetica pubblicitaria diventa Estetica. Se il messaggio pubblicitario è diretto e mai ambiguo, i billboard di Kruger instillano dubbi, sovvertono l’ordine costituito, pongono domande mentre sembrano assertire verità.
Alla dialettica io-tu dei lavori degli anni settanta e ottanta, Kruger sostituisce ora il noi, alle categorie oppositive uomo-donna sostituisce le logiche del consumo.
La natura poetico-politica del suo lavoro si coglie ancora nella scelta di tradurre le opere nella lingua del luogo che le ospita, si tinge di ironia nell’aggiungere ai suoi rossi e bianchi tipografici il verde nella serie di quattro poster “Non abbastanza inutile ”, quasi uno specific-site, realizzato nella settimana precedente all’apertura della mostra. Creando una sorta di Wunderkammer mediatica, attraverso i tre piani del Palazzo delle Papesse, Kruger sorprende lo spettatore con un allestimento asimmetrico, che tuttavia va vantaggio della lettura delle opere e degli spazi stessi.
Spazi che sono al centro della riflessione dei due progetti che accompagnano la mostra: Studio Azzurro , con l’installazione interattiva ‘Dove va tutta ‘sta gente’, ospitata negli inediti spazi del Caveau e Leni Hofman, alle Papesse con un progetto per il bookshop.
Studio Azzurro ha scelto di mantenere le caratteristiche architettoniche del Caveau, lasciando lo spettatore sulla soglia della stanza blindata. L’opera è quadro, incastrato tra due pareti, verticale e parallelo allo sguardo, ma quadro sensibile, attivato dal passaggio dell’osservatore e verso lo spettatore teso in una ipotetica sovversione dei limiti tra dentro e fuori.
All’artista tedesca Leni Hofmann è stato invece affidato l’allestimento di un ouvre-bookshop: luci, interventi plastici, disposizione dei testi e degli arredamenti. Nuovi, infine, anche gli spazi virtuali, con nuovi contenuti e design del sito internet.

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cecilia canziani


PALAZZO DELLE PAPESSE, via di città 126, mart_dom 12_19, intero € 5, ridotto € 3,50, catalogo Gli Ori con un testo di Angela Vettese, 057722071, papesse@comune.siena.it, www.papesse.org

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