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Una presa in giro di mostra, anzi, di "non mostra". Non c'è niente di zen, di yin, di yang.
Qualcuno ha scritto sul diario dei visitatori, né 0 nè 255, ma uno squallido 127,5.
Ci si può divertire una volta (mal)capitati lì, a scambiare le ciotole bianche nel mezzo tavolo nero e viceversa.
C'è allestita una finta sala per la cerimonia del té, che sembra uno stand della Upim per la fiera del bianco e del nero, ste ciotoline per usignoli e fringuelli due bianche e due nere sistemate nelle rispettve metà colore del tavolino, ai cui lati uno di fronte l'atro, ci sono due pouf, bianchi, e neri; poi ci sono un solo pouf nero nella mezza sala nera e un'altra nella mezza sala bianca (per gli ospiti in attesa?)
La sala del tè è nel centro dell'open space dello spazio espositivo, sulle pareti dell'open space, un lungo nastro di foto di "mille" scatti continui con facce che bevono il tè, metà nastro a sfondo nero con tazze bianche, e ritorno al contrario.
Era brutto una mostra di ventagli cinesi?
Angelo Errico
P.S.
In contemporanea c'è una mostra su l'interpretazione della sedia di Jacobsen secondo alcuni "autori". Lasciamo perdere.