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AAF Milano in chiusura: parlano i galleristi. Tra nuovo pubblico, buone proposte e qualche crosta

di - 5 Febbraio 2012
Chiude oggi al Superstudio di Milano “Affordable Art Fair”, la fiera dell’arte low cost alla sua seconda edizione. Il clima polare e il prezzo d’ingresso non certo di favore (13 euro intero, 10 il ridotto) non hanno scoraggiato il pubblico. Quest’anno si attendevano oltre 12mila presenze (già superate) rispetto alle 9mila registrate nella scorsa edizione e chi più chi meno ha cercato i propri tesori da 100 a 5mila euro tra le oltre settanta gallerie espositrici (molte di Milano e Lombardia, molte italiane, qualche presenza britannica, francese e cinese).
Ma cosa si compra realmente in questa fiera? Quali sono le gallerie che partecipano e perché? Emiliano Bona della Fumagalli di Bergamo è alla sua prima partecipazione: «Abbiamo scelto di presentare una nicchia di artisti giovani difficili da esporre a fiere internazionali come quella di Bologna».
Maria Rosa Pividori (Dieci.Due!), gallerista milanese attiva da più di vent’anni, è entusiasta: «Le ultime fiere a cui ho partecipato, piccole o grandi, non avevano pubblico utile ai miei artisti, non c’era attenzione ai giovani che invece riusciamo a vendere qui contribuendo al loro sviluppo, nella creazione di sinergie tra arte e mercato». Alla seconda partecipazione ad AAF anche Giancarlo Pedrazzini di Fabbrica Eos di Milano che rimarca: «C’è pubblico nuovo che si mischia ai collezionisti di vecchia data che cerca un po’ in base al prezzo basso ma non per questo la qualità è inferiore. É una delle prime fiere scollate dal mercato tradizionale, ma che incrementa un mercato contemporaneo giovane». C’è da dire che molti offrono pittura, fotografie, grafiche a carattere prettamente figurativo e non di una qualità da strapparsi i capelli. Come se i nuovi compratori potessero avvicinarsi solo a qualcosa di “riconoscibile” e un po’ cheap. La tendenza è confermata ancora dalla Galleria Fumagalli: «Conoscere collezionisti alle prime armi è una possibilità, ma siamo coscienti che i nostri artisti siano un po’ più difficili per appassionati neofiti che soprattutto vanno in cerca della figurazione» .
Prezzi degli stand agli espositori? Non proprio economici, si parte da 4mila euro, pagando anche per un servizio d’organizzazione: «Sono bravissimi comunicatori, la città è invasa di pubblicità e tutto è molto puntuale. Accorgimenti che fanno piacere agli operatori» ribadisce Pividori.
«C’è un prezzo per ogni cosa, ma è rimasto lo stesso dell’anno scorso e l’importante è che ci sia una visibilità di rilievo, soprattutto quando si parla di giovani» dice Fabbrica Eos.
Strano però che nessuno andrà alla prima sezione romana di AAF, scegliendo invece tra The road of contemporary art, MIA e Miart. il messaggio univoco è: largo ai giovani, viva il pubblico non eccessivamente soggetto alle logiche del mercato tradizionale. Tutti talent-scout in cerca dell’offerta migliore. Ma chi sono questi giovani? Per esempio Isabella Mara, con un lavoro istrionico realizzato attraverso bustine di the, e il fotografo Andrea Pugiotto. Peccato che entrambi non siano in nessuna galleria ma protagonisti, tra gli altri, del progetto “AAF cerca young talents”. (m.b.)

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