La conferma è arrivata dalla sua galleria, Kamel Mennour. Il “vivace, creativo, malizioso spirito luminoso” di François Morellet se n’è andato stanotte, a 90 anni. Nato nel 1926 a Cholet, in Francia occidentale, Morellet aveva iniziato autodidatta a dipingere da adolescente, sovrapponendo l’arte al lavoro nell’azienda di famiglia (che ha continuato a gestire fino al 1975). Dopo un breve periodo di pittura semi-figurativa e di scultura ispirato dall’arte oceanica, nel 1950, con la sua prima mostra personale alla Galerie Creuze di Parigi, si dà all’astrazione. Insieme a Julio Le Parc, nel 1960, era stato fondatore del Groupe de Recherche d’Art Visuel (Grav), attingendo a piene mani dalle ricerche cinetiche e della luce che negli anni andavano fortissimo anche nelle ricerche italiane.
I tubi al neon in serie erano stati il materiale delle sue sculture per sei decenni, ma la sua art aveva guadagnato un riconoscimento commerciale e internazionale in tempi relativamente recenti. “Nel 1963 le mie opere al neon erano considerate provocatorie, volgari e invendibili: ho dovuto aspettare 20 anni per vendere il mio primo neon. Oggi sono eleganti, costosi e molto alla moda, aveva dichiarato pochi mesi fa Morellet ad Hans Ulrich Obrist, in un’intervista con il celebre direttore della Serpentine. Il Centre Pompidou di Parigi gli aveva dedicato una retrospettiva nel 2011, e l’anno prima era stato il secondo artista vivente ad avere una commissione per il Musée du Louvre, ridisegnando le vetrate e gli oculi della scala Lefuel.
Collega di Sol LeWitt e Dan Flavin ed Ellsworth Kelly, in prima battuta, attualmente Morellet è in scena alle Mayor Gallery e Annely Fine Art di Londra, e alla Dan Galeria di Sao Paulo. In attesa di rivederlo in qualche museo, celebrato in grande. Addio, pittore della luce.
Foto: Françoise Morellet © Stephane GRANGIER/Corbis Getty Images