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Ai Weiwei firmerà la Turandot di Puccini in chiave politica, partendo da Zeffirelli

di - 25 Giugno 2019
Ai Weiwei firmerà regia, scene e costumi della Turandot di Giacomo Puccini, che andrà in scena dal 24 marzo 2020 al Teatro dell’Opera di Roma. La notizia, risalente a fine maggio, è stata recentemente commentata dall’artista dissidente in un’intervista rilasciata a La Repubblica: «Non avrei accettato l’invito ad occuparmi di una regia lirica perché mi sento piuttosto lontano dalla musica. Due sono gli aspetti che però mi hanno convinto. Uno generale, perché credo che l’opera racconti la contemporaneità, i problemi culturali e politici di oggi narrati, in questo caso, attraverso Turandot».
Tra le ragioni che hanno spinto Ai Weiwei ad accettare l’incarico, anche una vicenda legata alla sua storia personale: come ha riportato Il Giornale dello Spettacolo, infatti, l’artista avrebbe raccontato «di aver fatto la comparsa in una Turandot con la regia di Franco Zeffirelli al Metropolitan di New York passata alla storia: fece da comparsa in quella e altre opere perché da immigrato doveva racimolare soldi per vivere. Ai Weiwei, che ha confessato di non conoscere la musica e che darà una lettura politica dell’opera, ha già fatto un sopralluogo a Roma e portato i primi bozzetti».
In merito alla notizia, il sovrintendente Carlo Fuortes ha dichiarato: «Credo sia indispensabile programmare un teatro attento a tutti i fermenti artistici contemporanei e sempre alla ricerca del nuovo. E così, volendo proporre una nuova regia di un lavoro amatissimo come Turandot, ho ritenuto che la rilettura attuale da parte di uno degli artisti contemporanei più affermati, Ai Weiwei, nato e cresciuto in Cina, potesse risultare di grandissimo interesse».
In alto: foto di Yasuko Kageyama

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