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Alta formazione artistica e musicale. Qual è la situazione? A Catania tre giorni di convegno fanno luce su accademie europee e professioni culturali

di - 6 Ottobre 2015
Appuntamento a Catania (il 6-7-8 novembre), grazie all’Accademia di Belle Arti della città in collaborazione con il MIUR e il patrocinio del CNR, con “Arts and research” convegno lungo tre giorni dedicato alla situazione degli istituti targati AFAM, Alta Formazione Artistica e Musicale.
L’obiettivo? Per esempio definire standard e obiettivi condivisi in un settore dell’educazione da sempre frammentato e diviso geograficamente, nonché fare il punto sulla formazione dei futuri professionisti del settore artistico.
Le domande però, di fondo, sono le stesse di sempre, quelle che non trovano ancora risposte concrete: Come produrre cultura? Come ridare dignità intellettuale all’artista? Come far capire l’importanza del settore culturale? Come diffondere una cultura della cultura?
«In un momento storico in cui l’Italia registra un drammatico calo delle iscrizioni alle università, le Accademie d’arte registrano un aumento del 50 per cento degli iscritti. La ragione è che sono le uniche a formare forza lavoro nell’ambito creativo e talvolta ingaggiano una vera e propria lotta con le aziende per evitare che portino via gli studenti prima della laurea», spiega Gianpiero Vincenzo, coordinatore del convegno insieme ad Ambra Stazzone.
Un convegno per gettare una luce anche sulla dimensione di quel “lavoro creativo” che occupa il 20 per cento del Paese, nonostante le immense criticità che il settore riporta.
Per l’occasione, ad accompagnare l’uditorio nelle tre giornate, saranno alcuni tra i maggiori esperti internazionali nel campo della ricerca artistica in ambito accademico, come Henk Borgdoff (dell’olandese Royal Conservatory of The Hague), Philippe Hardy (della francese Ecole Européenne Supérieure d’Arts de Bretagne), Rolf Hughes (Stockholm University of Fine Arts), Julie Harboe (Zurich University of Fine Arts), solo per citarne alcuni, insieme ai nostri docenti e critici italiani, tra cui Francesco Poli, Daniela Bigi, Marco Senaldi, Giacinto Di Pietrantonio.
«Le Accademie di Belle Arti sono chiamate a una sfida della quale stanno acquistando progressivamente consapevolezza e occorre urgentemente formare i creativi e operare per il riconoscimento della dimensione creativa nelle società contemporanee, piuttosto che discutere della commestibilità della cultura», continua Vincenzo. Se si riuscirà nell’impresa, “il pranzo per tutti”, sarà il naturale risultato. E per l’occasione potrete anche sfogliare il portale online www.artsandresearch.eu, per scoprire tutte le best practices nazionali e non, sul tema delle belle arti. Da imparare e non mettere da parte, anzi.

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