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Ambrogio Lorenzetti, l’innovatore. Al Santa Maria della Scala, vita e opere del maestro senese

di - 23 Ottobre 2017
Si qualificherà certamente come una delle esposizioni più raffinate e importanti di quest’anno, la mostra su Ambrogio Lorenzetti che apre domenica, 22 ottobre, a Siena, al Santa Maria della Scala, inaugurata nella serata di venerdì alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Scaturita dal lavoro di tre fra i più grandi esperti di arte medievale, Alessandro Bagnoli, Roberto Bartalini e Max Seidl, l’esposizione è l’esito finale di un lavoro accurato di ricerca iconografica, storica, archivistica, che ha visto un team di studiosi impegnati per due anni.
Colta e filologicamente impeccabile, questa esposizione restituisce un senso nuovo all’opera di Ambrogio, uno degli artisti più significativi del Trecento e, tuttavia, noto ai più solo per una parte della sua produzione, quella civile, rappresentata nei magnifici e iconici affreschi del ciclo del Buon Governo, presso il Palazzo Pubblico di Siena. Al Santa Maria della Scala, grazie a tavole, strappi d’affreschi e sinopie, raccolti nel territorio senese e prestiti da alcuni grandi musei (Louvre, National Gallery, Uffizi, Musei Vaticani, Städel Museum, Yale University Art Gallery), si ha l’opportunità di ripercorrere la storia artistica di un pittore di assoluta eccellenza, in molti aspetti un precursore di stile e di iconografia, trasformatosi nella sua evoluzione in un intellettuale a tutto tondo, nella sua maturità finalmente interprete dell’ideale politico che portò Siena a divenire, nel Trecento, una capitale europea.
Ambrogio Lorenzetti si rivela un innovatore assoluto, per la capacità di scardinare le iconografie precedenti, come nelle Madonne con Bambino che hanno una vitalità sorprendente, sublime ma capace di arrivare diritto all’emozionalità umana. Altro aspetto rilevante è l’intensità della sua pittura quando ritrae il paesaggio, la luce, la notte, o i fenomeni atmosferici, come la neve, il vento, la tempesta e la grandine. Noto al mondo dell’arte del primo Rinascimento attraverso i Commentari di Lorenzo Ghiberti, la mostra di Siena disvela parti sconosciute in epoca più recente e consente di comprendere e apprezzare tutta la sua unicità, anche attraverso la sistematizzazione della sua opera, ottenuta grazie a un lavoro di studio assai approfondito. Attraverso la ricerca sulle pitture vengono chiariti alcuni aspetti dell’esistenza di Ambrogio, terminata con la peste del 1348, che decimò tutta la sua famiglia, senza lasciare epigoni. Alcune opere esposte non mancano di rivelare come la sua arte sia stata percepita, talora, come troppo audace nel proporre il nuovo e, quindi, meritevole di modifiche correttive.
L’insieme dell’esposizione che – occorre ribadirlo – non è solo una raccolta di esemplari pregevoli ma l’esito di una ricerca accuratissima, riesce ad affascinare per la bellezza e la levità che emanano le opere esposte. Prezioso il catalogo, che si pone come l’unica completa monografia su Ambrogio Lorenzetti degli ultimi sessant’anni. Per un approfondimento a tutto tondo di Ambrogio, una volta a Siena, meriterà visitare il ciclo di affreschi restaurati da poco nella Basilica di San Francesco e nella Chiesa di sant’Agostino, senza mancare il celeberrimo ciclo del Buon Governo, se non fosse conosciuto. L’esposizione al complesso museale Santa Maria della Scala rimarrà aperta fino al 21 gennaio 2018. (Anna Gorini)

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