Continua fino a lunedì 28 l’edizione 2016 del Perugia Social Photo Fest, iniziativa che, ormai, si configura come un evento costante della vita culturale del capoluogo umbro. Giunto al quinto appuntamento annuale, il festival, che si concentra sulle applicazioni contemporanee del fare fotografia in campo sociale e terapeutico, ci invita a riflettere anche quest’anno su un tema dagli innumerevoli risvolti psicologici e personali, ma anche intellettuali ed artistici; quello della cecità: “Blindspot” è infatti il titolo.
Un argomento, dunque, che tocca da vicino la nostra quotidianità, in grado di ricordare al fruitore il valore della facoltà visiva quale importante mezzo comunicativo e che, grazie al taglio speculativo della manifestazione, viene analizzato nella totalità della sua complessità attraverso la chiave di interpretazione fotografica.
Quest’ultima, rispettando sì il comune denominatore tematico della rassegna ma anche ampliando il proprio luogo d’indagine a problematiche sociali di diversa natura, si snoda in diciassette percorsi espositivi che, ospitati nelle elgenati sale di Palazzo Della Penna, ci consentono di ammirare punti di vista non convenzionali su spaccati di vita che, nella società odierna che tutto fagocita, non sempre trovano momenti di approfondimento e possibilità di espressione. Il confronto con l’arte, pertanto, si fa pregnante e centrale all’interno di un avvenimento che mira a dare voce innanzitutto a storie e esperienze di diversità che nel festival si trasformano in occasioni di dialogo e conoscenza.
Difatti, oltre che dalle mostre, l’intera manifestazione è animata per tutta la sua durata da eventi a essa correlati che contribuiscono ad analizzare il tema guida della rassegna in tutte le sue molteplici sfaccetteture. Conferenze, seminari, laboratori, proiezioni e un inedito aperitivo al buio, si avvicenderanno fino al 24 marzo per mantenere viva l’attenzione su una mancanza – quella della vista – e quindi su una condizione che, grazie a quanto è esposto nelle mostre e a quello che emergerà dai suddetti incontri, verrà esaminata da ogni possibile prospettiva e angolazione utile a favorirne una giusta valutazione e a costituirne un’immagine complessiva nuova dove una privazione possa arrivare a rappresentare anche un’addizione, rimanendo così in linea con l’aforisma di José Saramago “Probabilmente solo in un mondo di ciechi le cose saranno così some sono” eletto a memorandum del
Perugia Social Photo Fest 2016.
(Davide Silvioli)