Ormai è diventata proprio un’attrazione fatale, una necessità ineludibile nell’era del fast-tutto. Nella fattispecie artistica, un museo o centro d’arte che non sfoggi il proprio nomignolo breve, l’acronimo curioso e ricordatevole, non ha futuro comunicativo. Quest’ordine di considerazioni devono aver indotto i responsabili del Museo d’Arte della Generazioni Italiane del ‘900 Giulio Bargellini di Pieve di Cento (hinterland di Bologna) ad adottare nelle comunicazioni la sigla MAGI. Voga, questa, che in Italia ha recentemente offerto prove sublimi con i campani PAN, MADRE ed ARCOS ed i laziali MAXXI, MACRO e GNAM, ma che da tempo contagia tutto il mondo. Se gli USA trionfano con gli stranoti MoMA, Met e LACMA, la Spagna risponde con i vari, magari meno musicali, MNAC, MACB, IVAM. Per la cronaca, il… MAGI sotto la nuova ragione sociale ospita un’antologica del pittore cino-spagnolo Ricard Chiang.
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