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Cheap and chic? No, Affordable. Torna la sesta edizione della fiera economica, anche nelle scelte, al Superstudio Più di Milano

di - 19 Marzo 2016
La nuova edizione della fiera milanese più cheap d’Italia è partita. Sono oltre 80 le gallerie che, giocando a ribasso, tentano di accaparrare l’interesse di un pubblico incuriosito e non sempre selezionato. Varie sono le novità della sesta edizione rispetto alle precedenti – tra cui un focus sulla Street art, celebrata durante l’Art Night Out di ieri sera in zona Navigli – ma a far da comun denominatore è sempre la stessa, insindacabile regola: le opere d’arte non devono superare il prezzo massimo di 6mila euro. Il giro in fiera rivela uno spazio fitto, con una predominanza di gallerie italiane (ma anche europee e orientali) dove le opere d’arte per buonissima parte non superano invece i mille, di euro. Nello scenario collettivo spiccano Deodato Arte con opere di Takashi Murakami, la milanese Casa d’Arte San Lorenzo e la spazio bolognese San Giorgio. L’umore dei galleristi è cauto e leggermente insoddisfatto: alcuni hanno affermato di aspettarsi di meglio soprattutto dalla serata inaugurale, lo scorso 16 marzo, dove artisti e giornalisti sembrano aver partecipato con maggior numero ed entusiasmo rispetto ai collezionisti.
Tra gli espositori troviamo per la prima volta Martina Corbetta, gallerista della recente Martina’s Gallery di Seregno, reduce dai buoni risultati della torinese The Others Art Fair 2015 e della bolognese SetUp Art Fair 2016, dove Elisa Bertaglia è risultata vincitrice del premio residenza Casa Falconieri di Bilbao. Ad Affordable Art Fair la giovane gallerista ha visto invece la giuria premiare uno degli artisti della sua scuderia, il francese Lucas Beaufort, come migliore young talent emergente e, per questo, protagonista di un talk in fiera e della performance Art Battle. Le chiediamo un parere a caldo su questa esperienza fieristica: «L’organizzazione è molto valida e ben oliata, ma servirebbero degli spazi più ariosi e meno congestionati, dove le opere possano spiccare. Oltre forse a una selezione qualitativa iniziale più serrata e severa dei partecipanti». A buon intenditor…(Eleonora Scoccia)

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