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Circolo virtuoso per il restauro dell’affresco di Santa Maria in Monticelli di Antonio Carracci

di - 1 Novembre 2018
Anche nel dibattito incessante sui beni culturali, come su molte altre tematiche in Italia, ci si divide spesso in due fazioni, pubblico o privato, tutela o valorizzazione, arroccandosi in posizioni spesso ideologiche, a volte radicali, il più delle volte vetuste. Il risultato è una visione parziale e le conseguenze sono evidenti: i tetti delle chiese crollano, gli affreschi si staccano, i monumenti restano chiusi per mancanza di personale, la gente non va per musei se non in occasione di mostre alla moda o nelle domeniche gratuite. Tutti discutono, pochi agiscono. In tutto questo pelago di parole è difficile trovare una qualche azione concreta, che incida positivamente sul bene e sulla collettività che ne fruisce.
Una di queste è stata però presentata presso gli spazi di Santa Maria in Monticelli a Roma: si tratta del restauro di un affresco staccato della chiesa, attribuito, con tutte le cautele del caso ad Antonio Carracci. La regia dell’intera operazione è di Ligamina, una charity 501c3 statunitense che ha come mission quella di tutelare patrimonio artistico di Roma. L’ente è riuscito ad attivare, attraverso l’organizzazione di alcuni eventi mirati, un circolo virtuoso che ha consentito di raccogliere fondi per promuovere il restauro del manufatto, realizzato poi dai professionisti della CBC Conservazione Beni Culturali e dalla Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia Belle Arti Paesaggio.
I risultati sono stati illustrati in Santa Maria in Monticelli, in una conferenza dove sono stati toccati i punti principali della vicenda: sono intervenuti la Dott.ssa Carla Bertorello della CBC per i dettagli tecnici del restauro, la Dott.ssa Alessandra Acconci per la Soprintendenza per la contestualizzazione dell’opera e il Prof. Massimo Moretti della Sapienza per un’analisi sull’iconografia della Flagellazione. Al termine di questi contributi, cui hanno assistito molti studenti universitari, c’è stato anche quello del Dott. Massimo Coen-Cagli, Direttore Scientifico della Scuola di Fundraising di Roma.
Quest’ultimo intervento è significativo e differenzia positivamente questa conferenza da altre simili: il fundraising è un’opportunità di cui va tenuto conto. Per applicare questa disciplina in modo corretto è necessario avere le necessario competenze: l’approccio corretto al settore dei beni culturali implica ormai diverse conoscenze, comprese quelle derivanti dalle nuove discipline, per avere una visione più completa possibile che consenta di trovare le soluzioni migliori. Una visione globale e non parziale. Sembra una banalità eppure, tranne qualche raro caso, in Italia questa strada non viene ancora perseguita.
Per quanto riguarda l’aspetto artistico della vicenda, l’opera, ricoperta per molti decenni e “riemersa” solamente nel 1860, ha una sua qualità e testimonia l’inesauribile miniera di cultura che è il patrimonio artistico romano: l’attribuzione ad Antonio Carracci è plausibile, come tra l’altro riportato da alcune fonti, ed è quasi certamente un’ulteriore esempio della produzione legata alla scuola bolognese che ha dominato i primi decenni della scena artistica romana nel XVII secolo, grazie al seme piantato da Annibale Carracci e ai frutti, meravigliosi, raccolti dagli allievi. L’affresco è stato oggetto di studio da parte di molti critici nel corso del tempo, mantenendo però le sue caratteristiche enigmatiche, di difficile datazione e attribuzione. Il restauro ha consentito un’indagine maggiormente approfondita ma, al di là dell’effettiva paternità del dipinto, come giustamente sottolineato dal Prof. Moretti al termine del suo intervento, probabilmente la cosa più importante è che sia stata l’occasione per parlarne.
Uno dei principali obiettivi perseguiti da Ligamina infatti è proprio quello di diffondere la conoscenza e la consapevolezza di quello che fa, coinvolgendo più interlocutori possibili, compresi quelli chiave per un futuro diverso: i giovani. Questo è il punto cruciale che è necessario sviluppare: la creazione del pubblico di domani che sia cosciente della ricchezza del patrimonio artistico, e che quindi visiterà anche una mostra di un artista meno noto, passa dalle azioni concrete compiute oggi, come questa di Santa Maria in Monticelli. (Luca Liberatoscioli)

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