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Lodevoli iniziative, se lo scopo fosse di eliminare il carcere come concetto e come istituzione. I malviventi di mestiere sanno fare buon uso della detenzione, i delinquenti occasionali al massimo riescono a diventare professionisti, se no restano segnati tutta la vita. Fra l'altro, non vedo riferimento alla raffinata arte del tatuaggio, quello "serio", con aghi, lametta o pezzo di vetro, argomento su cui esistono abbondanti elucubrazioni però inorganiche e lacunose, terreno fertilissimo per qualche accademico delle crusche.
Malviventi di mestiere, delinquenti occasionali... che linguaggio da perbenista forcaiolo...
Adesso si va a curiosare e fare conferenze per farsi belli e cercare di far passare per arte le scritte di disperati che furono e sono prigionieri in certi ambienti.
Mi spiace esser frainteso, causa linguaggio necessariamente sintetico dato mezzo e situazione. Preciso quindi che quanto dico nel mio precedente intervento viene da vita vissuta e non da letture o conferenze, o, peggio, da pensiero unico. Conferenze che comunque penso si possan tenere su qualunque cosa, così come si può scegliere di seguirle o meno. Del resto,l'argomento in questione, ha illustri predecessori, si parlava di "Art Brut"...
L'art brut... bisogna parlarne ancora? e in che modi... c'è bisogno? forse non è stato detto o "prodotto" abbastanza?
ci si è cimentato anche Sgarbi, anche lui si è distinto nel parlarne... fa molto chic e non si rischia niente.