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Da non perdere a Miami. Tappa al Bass e al Perez, con Paola Pivi e Pedro Neves Marques

di - 7 Dicembre 2018
Nella miriade di appuntamenti della caldissima art week di Miami Beach, dopo un giro obbligatorio ad Art Basel e Design Miami, non può mancare una tappa al Bass Museum e al Perez Art Museum.
Fondato nel 1963 e allestito nella ex Public Library, edificio storico di Miami Beach risalente agli anni ’30, in seguito alla donazione di John e Johanna Bass, il Bass ha riaperto nel 2017, dopo due anni di restauri impeccabili, a cura di David Gauld e Arata Isozaki, che in Italia conosciamo per il Palasport Olimpico di Torino e per il progetto, mai realizzato, dell’uscita monumentale degli Uffizi. Adesso l’edificio fa bella mostra di sé, insieme agli altri progetti d’autore dell’area, come la New World Symphony di Frank Gehry e il Faena Forum Cultural dello Studio OMA di Rem Koolhaas. E a parte la struttura, c’è ovviamente molto altro da vedere. In occasione della art week, è stata presentata “Ferngully”, personale di Nikolai e Simon Haas. Il titolo è un riferimento al film animato per bambini del 1992, ambientato in una foresta pluviale magica e questa atmosfera favolistica anima tutta l’esposizione, che accoglie con una folla di animali fantastici e lavorati in materiali sontuosi, come pelle e pelliccia di pecora e di mucca, ebano e bronzo. Già aperta il 13 ottobre è, invece, “Art with the view”, la personale di Paola Pivi che, in questa occasione, ha presentato le opere più rappresentative della sua ricerca multimediale e perturbante, tra cui alcune inedite, dai giocosi orsi polari fatti di morbide piume colorate, a un’installazione composta da 80 materassi. Visitabile è anche “Tune Yer Head” di Aaron Curry, antologica che mette in evidenza l’interazione tra pittura, scultura e collage tipica dell’artista losangelino.
Appena superata la baia, nella zona di Downtown, si fa subito notare il PAMM-Perez Art Museum of Miami, prima Museo d’Arte di Miami e poi dedicato al collezionista Jorge M. Pérez, che donò 110 opere e 35 milioni di dollari per la costruzione di una nuova sede, inaugurata nel 2013 su megaprogetto di Jacques Herzog e Pierre de Meuron. La sua collezione, composta da 1800 opere, è principalmente dedita all’arte dell’America Latina, con nomi del calibro di Diego Rivera, José Bedia Baldés e Wifredo Lam. In questi giorni ha poi aperto una mostra di Pedro Neves Marques, astro nascente dell’arte portoghese che ultimamente abbiamo visto vincere il Premio illy Present Future ad Artissima. “A Mordida” è la sua prima personale in un museo e raccoglie i lavori realizzati nel corso della sua ricerca incentrata su un fabbrica di zanzare geneticamente modificate a San Paolo, che gli è appunto valsa il premio torinese.

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