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Di fiori e ricordi che cadono. All’Atelier Marras, erbari e altre storie di Lucia Pescador

di - 17 Giugno 2019
Segno, memoria di un tempo frammentato, come traccia, impronta di una emozione nel ritrovare vecchie pagine di archivi, di libri, pellicole fotografiche, spartiti, erbari. Sono questi e altri ancora i supporti delle opere raffinate di Lucia Pescador, una pescatrice di universi incantati, nota per “Inventario del Novecento con la mano sinistra”, pensato come mosaico di reperti dell’esistenza. A Milano, la mostra “Quando si allarga l’aria: Erbari e Altre Storie”, a cura di Francesca Alfano Miglietti, visitabile fino al 30 luglio e ospitata nell’atelier surreale Nonostante Marras, in via Cola di Rienzo 8, è un’occasione irripetibile per entrare nel suo mondo poetico, attraverso una costellazione di un centinaio di opere tratte dal suo inventario, in cui i temi sono natura, caducità delle cose, micro e macro storie, come intrecci tra tempo e memoria.
Ed è in questo magico spazio, irrorato dalla luce naturale che proviene da ampie finestre, dove potrebbe comparire da un momento all’altro Pippi Calzelunghe, Paul Poiret, Isadora Duncan, Luisa Casati Stampa con al guinzaglio un’ unicorno, che lo sguardo del visitatore si fissa sulla parte centrale dell’atelier, dove fanno capolino opere a tecnica mista di diverse misure e formato verticale e orizzontale, tratte dall’archivio di Pescador, che messe lì – e non per caso – compongono un mosaico di un tempo fugace e astorico, in bilico tra astrazione e figurazione. Il disegno, per l’autrice, è uno strumento di conoscenza e riappropriazione della memoria, di riscrittura e significazione dello spazio, di percezione del tempo interiore quale riflessione sulle potenzialità del segno che non rappresenta la realtà, bensì la trasfigura in metafisiche composizioni in cui gli oggetti sono reperti di una dimensione effimera, come quella del sogno, sospesa e immateriale dove abita il silenzio.
La sua dimensione poetica si materializza nei disegni in cui si fondono ricordi, esperienze di vita vissuta, coincidenze oniriche, con sensazioni emotive. E più Pescador disegna più si smaterializzano luoghi e oggetti e, nello spazio Marras, sulla parte ideata come una quinta teatrale, alberi, fiori, foglie, vasi, paesaggi cinesi e giapponesi, si tracciano costellazioni fantastiche in cui prende forma l’imprevedibile: l’attimo fuggente di un eterno presente, con mezzi visivi contrastanti.
Nei suoi erbari disposti in sequenza a muro, simili a provini fotografici, capiamo come il tempo della memoria sia l’elemento principale della ricerca artistica di Pescador, enciclopedista anomala e solitaria, fedele alla figurazione e a poetiche intimiste ma non domestiche, in cui il particolare e l’universale coesistono in un segno leggero come l’aria, che implica un processo dinamico, trascritto con oggetti di ordinaria quotidianità che definiscono alfabeti immaginifici. I suoi codici di un inventario improbabile ma possibile avrebbero sorpreso Hieronymus Bosch, Luis Borges, Italo Calvino e Andre Breton. Nell’atelier Marras, Pescador dialoga con le possibilità combinatorie della visione, per tracciare porzioni di spazio e dare forma al tempo, tra dinamismi impercettibili, in bilico tra l’immateriale e il tangibile. (Jacqueline Ceresoli)

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