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Ecco la verità sul paesaggio della Monna Lisa: è quel ramo del lago di Como

di - 13 Luglio 2017
Ci siamo, finalmente qualcuno ha scoperto la verità che si nasconde dietro alla Monna Lisa, in senso letterale. Come riporta il Corriere della Sera, secondo Riccardo Magnani, che qualcuno ricorderà per l’autorevole pubblicazione “La missione segreta di Leonardo da Vinci da Alessandria d’Egitto a Teglio” in provincia di Sondrio, il paesaggio che si distende alle spalle della donna, quella meravigliosa successione di rilievi montuosi, corsi d’acqua e strutture antropiche, corrisponderebbe a una precisa zona della Lombardia.
Per Magnani, laureato in Finanza Aziendale ma folgorato sulla via di Vinci, gli indizi sono inequivocabili e costituiscono una prova schiacciante. Quel ponte che si intravede alla sinistra della donna corrisponde evidentemente alle arcate del ponte Azzone Visconti sul fiume Adda, che poi va a sfociare nel lago di Garlate sfiorando il monte Barro, mentre dall’altra parte ecco comparire l’inconfondibile profilo del San Martino, il monte che sovrasta Lecco e il suo lago. Si tratta, insomma, del paesaggio più famoso della letteratura italiana, ovvero quello descritto da Alessandro Manzoni nell’incipit dei Promessi Sposi, quella sì una figurazione inequivocabile, molto poco misteriosa. D’altra parte i tempi erano diversi e il padre della lingua italiana seguiva alcune precise esigenze di realismo, che al genio vinciano potevano interessare in maniera relativa, essendo diverso il concetto stesso di rappresentazione.
Ma per Magnani la verità è una virtù senza tempo. E non solo per lui. Molte infatti sono le verità inconfutabili che sono state rivelate in generale su tutta l’opera leonardesca, in particolare sulla Monna Lisa e sulla sua ambientazione. Nel 2008, Rosetta Borchia, fotografa, e Olivia Nesci, geomorfologa e docente all’Università degli Studi di Urbino, hanno collocato il paesaggio in un’aerea estesissima, circa 1000 kmq, compresa tra Marche, Toscana e Romagna e corrispondente all’antico Ducato di Urbino. Carla Glori, nel 2015, è andata oltre, individuando il punto di vista della Gioconda, una finestra al piano alto del castello Malaspina-Dal Verme, nella parte più alta di Bobbio, in Val Trebbia. La versione più accreditata è che si tratti della zona in cui l’Arno incontra gli affluenti della Val di Chiana, nei pressi del ponte Buriano, pochi chilometri da Arezzo.
In effetti, considerando che Leonardo tenne con sé per molti anni il dipinto, intervenendovi almeno in tre occasioni, secondo analisi scientifiche e condotte direttamente sull’opera, la verità potrebbe essere una canonica via di mezzo tra le varie ipotesi, con una serie di suggestioni ed elementi confluiti da luoghi diversi, alcuni alterati dall’intervento dell’arte, altri vicini alla topografia. E saranno tutti un po’ più contenti. (MFS)

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