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Ero straniero e mi avete accolto. Olu Oguibe vince l’Arnold Bode Prize, per la 14ma Documenta

di - 5 Luglio 2017
Va ad Olu Oguibe il Premio Arnold Bode, riconoscimento istituito nel 1980, in onore del fondatore di Documenta e vinto, nelle scorse edizioni, da Mario Merz, Gerhard Richter, Rebecca Horn, Wolfgang Laib, Richard Hamilton,Maurizio Cattelan, Thomas Bayrle, tra gli altri. Quest’anno, la giuria, presieduta da Heiner Georgsdorf e composta da Adam Szymczyk, E. R. Nele, Julia Voss, Ingo Buchholz, ha scelto l’artista e curatore nato in Nigeria, nel 1964, che per la 14ma edizione della manifestazione ha presentato due lavori di stretta attualità. Biafra Time Capsule, all’EMST-National Museum of Contemporary Art di Atene, è un archivio nel quale sono catalogate notizie, fotografie, documenti inerenti alla tragedia della guerra civile nigeriana degli anni ‘60, un evento storico che Oguibe ha vissuto in prima persona. Monument for strangers and refugees è una installazione monumentale alta sedici metri e allestita a Königsplatz, Kassel, incentrata sui temi universali della fuga e della persecuzione, con la frase tratta dal vangelo di Matteo, “Ero straniero e mi avete accolto”, tradotta in tedesco, inglese, arabo e turco sui quattro lati. Oguibe ha esposto al Whitney a New York, alla Whitechapel e al Barbican Centre, a Londra e, da sempre, unisce studi storici e approfondimenti sul contemporaneo, con particolare interesse per la situazione dell’arte africana. Nel 2000, insieme a Okwui Enwezor, che avrebbe diretto Documenta nel 2002, e Salah Hassan, organizzò un incontro con Harald Szeeman, all’epoca curatore della Biennale di Venezia, per fondare il Forum for African Arts.
Dunque, gli argomenti, le metodologie di ricerca e le soluzioni visive, devono essere risultate coerenti con lo spirito del Premio, che vuole celebrare l’attività pioneristica di Bode. Lo storico dell’arte tedesco, infatti, diede impulso alla prima edizione di Documenta, nel 1955, proprio in reazione all’immane distruzione della Seconda Guerra Mondiale, che aveva lasciato segni profondissimi nella topografia e nello spirito degli abitanti della cittadina tedesca. Bode pensò a una grande manifestazione, in grado di esprimere le energie creative emergenti dalla catastrofe e la mostra al Friedericianum, allora in ricostruzione, fu visitata da 130.000 persone. Un successo incredibile, che spinse Bode a ripetere l’operazione, coinvolgendo gli storici dell’arte più influenti del tempo, come Werner Haftmann, Will Grohmann, Werner Schmalenbach e Max Imdahl. Bode morì nel 1977, Kassel è stata pienamente recuperata e Documenta continua a essere la manifestazione più importante dell’arte contemporanea.
In home: Olu Oguibe, 2017. Foto: Mathias Völzke

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