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Farina, fuoco, argilla. La dignità semplice di Mimmo Paladino, da Made in Cloister di Napoli

di - 30 Luglio 2018
Il pane è il bisogno, l’oro è il sogno. Parte da qui il messaggio di Mimmo Paladino per “Pane e Oro”, titolo del progetto espositivo curato dalla Fondazione Made in Cloister e da Flavio Arensi. Il suggestivo Chiostro di S. Caterina a Formiello, luogo nato come spazio di rigenerazione urbana, si ripropone per una sfida sul sociale, avviando una collaborazione con lo chef Massimo Bottura e il maestro della Transavanguardia. Ciò che viene proposto negli spazi del Chiostro viene definito dall’artista come ‹‹una messa in scena degli elementi essenziali››: la terra, l’acqua e il fuoco componenti con cui si ottiene l’argilla; la farina per il pane.
Guardandosi intorno ci si sente circondati dei gesti e dalle materie più antiche che l’uomo conosca. Ciò che vuole essere offerto, sottolinea Paladino, è un luogo caritatevolmente bello, che non offra solo buon cibo ma anche un senso di dignità, ‹‹che è fatta anche di cose non lussuose, è fatta assolutamente di cose semplici››.
Arensi fa notare come questa mostra si lega particolarmente al percorso dell’artista. Malgrado le sue opere e il suo occhio si adattino perfettamente all’architettura, l’idea del treno è nata ricollegandosi alla porta di Lampedusa che accoglie gli immigrati e a quella del refettorio di Milano per la mensa dei poveri, altro caso in cui si accolgono gli indigenti e si dà un segno di vicinanza.
Ricollegandosi a questo cammino già intrapreso, Paladino ha fatto viaggiare queste persone su una sorta di treno dove, dai dormienti alle tegole, dalle mani alle scarpe, c’è tutta l’umanità che si incontra quotidianamente. Alle spalle il grande quadro intitolato Pane e oro, che dà l’indicazione del dono che si cerca di offrire. All’entrata del Chiostro, il tavolo che l’artista ha forgiato e che diventerà parte permanente della collezione della Fondazione, nonché l’effettiva mensa utilizzata dal servizio sociale settimanale che partirà da fine settembre e che permetterà all’arte di entrare nella quotidianità. (Michela Sellitto)

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