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Furto alla Pinacoteca di Bologna. Trafugato il Sant’Ambrogio di Giusto de’ Menabuoi

di - 12 Marzo 2018
Entrano, fanno il colpo, escono indisturbati, l’allarme scatta solo diverse ore dopo. Tutto perfetto, anche troppo. Scena del crimine è la sala 3 della Pinacoteca Nazionale di Bologna dove, intorno alle 15.30 del 10 marzo, è stato trafugato il Sant’Ambrogio attribuito a Giusto de’ Menabuoi, una tavola di 29 centimetri per 19 e risalente alla seconda metà del ‘300.
Dal 2003, l’opera era conservata negli spazi della pinacoteca di via delle Belle Arti, donata dalla pittrice Bianca Arcangeli, sorella del grande Francesco Arcangeli, tra i massimi esperti di storia dell’arte moderna e contemporanea. Secondo la ricostruzione di Roberto Longhi – che nel 1937 si laureò proprio con Arcangeli – la tavoletta farebbe parte di un polittico la cui parte centrale, raffigurante la Maestà, fu influenzata dallo stile di Giovanni da Milano, con elaborazioni gotiche e naturalistiche del giottesco di marca lombarda. La tavola centrale, firmata e datata, è oggi conservata al Museo nazionale di Palazzo Reale, a Pisa.
Molto meno si sa delle modalità del furto. La polizia è stata allertata solo alle 18.30, quando sul posto sono arrivati Scientifica e Mobile, oltre a una pattuglia di Carabinieri. La Scientifica ha lavorato fino a notte nella sala, per repertare tracce o impronte significative, oltre che per visionare e acquisire i video della sorveglianza interna della pinacoteca.
Forte agitazione tra i dipendenti del museo diretto da Elena Rossoni, anche perché, nella stessa sala dove era esposta la tavola, che era senza cornice e non collegata all’allarme, si trova anche il meraviglioso polittico di Giotto datato tra il 1330 e il 1334, mentre negli altri ambienti sono conservati altri capolavori inestimabili dei Carracci, di Guido Reni e del Guercino, tra gli altri.
C’è da capire come sia stato possibile per il ladro allontanarsi in pieno giorno con un’opera dalle dimensioni neppure troppo ridotte, senza essere notato. Qualcosa di più potranno dirlo le riprese video che, però, non coprono tutta la sala 3, perché lì c’è una sola telecamera ed è puntata sull’opera più importante e preziosa, appunto il Polittico di Giotto. Si considera anche la pista estera e non è da escludere l’ipotesi del furto su commissione e in questa direzione si stanno muovendo le indagini, cercando riscontri nel mondo degli appassionati d’arte medievale e degli antiquari.

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