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Il Caravaggio trovato in una soffitta di Tolosa andrà all’asta per 150 milioni di sterline

di - 1 Marzo 2019
Un’opera trovata per caso, abbandonata in un attico di Tolosa nel 2014, sarà messa all’asta questa estate, per una cifra di circa 150 milioni di sterline. Miracoli del mercato dell’arte ma, in effetti, sono cose che possono capitare, soprattutto se si tratta di un’opera di Caravaggio. O forse no?
Gli esperti infatti non sono stati ancora in grado di stabilire con certezza se il dipinto di Giuditta che decapita Oloferne sia effettivamente attribuibile al grande Michelangelo Merisi. La maggior parte dei pareri, corroborati anche da evidenze scientifiche, è concorde nell’affermare l’illustre paternità, con tanto di datazione al 1607. Si trattava di un periodo particolarmente prolifico per l’artista maledetto che, in fuga da Roma, in quell’anno viveva nei Quartieri Spagnoli di Napoli, dove realizzò capolavori come le Sette opere di Misericordia e la Flagellazione di Cristo, considerati come gli esempi del suo cambiamento di stile, verso i toni più oscuri. In effetti tracce storiografiche della realizzazione di un’opera con questo tema e in quel periodo ci sono pervenute. Una copia coeva è conservata nelle collezione del Banco di Napoli e a confermare la mano ci sarebbero anche due lettere che descrivono l’opera, una del 1607, del duca di Mantova, e l’altra del 1617, del mercante d’arte e pittore Louis Finson, oltre a un inventario delle proprietà di Abraham Vinck, associato di Finson, redatto ad Anversa nel 1619. «Ma il compratore non si divertirà e dovrà aprire una casella di posta speciale per tutte le mail che gli arriveranno», ha commentato Eric Turquin, esperto di pittura antica e moderna e tra i primi a rivedere l’opera, quando fu fortunosamente ritrovata, preconizzando la ridda di opinioni che si solleveranno, aizzate dall’altissima quotazione.
Le ultime notizie della Giuditta risalgono al 1689, quando potrebbe essere stata esposta ad Anversa, poi se ne persero le tracce. Bisogna specificare che la sorte di Caravaggio non fu subito fortunata e non solo per il tragico epilogo della sua vita. Dopo un primissimo periodo di incredibile fama, fu dimenticato per diversi secoli, fino alla metà del Novecento, quando la sua figura ritornò prepotentemente in auge.
E così arrivamo al 2014, quando l’opera fu scoperta dal banditore d’asta Marc Labarbe durante i lavori di risistemazione della soffitta di una casa di lusso, a Tolosa. Secondo la sua ricostruzione, il dipinto era ricoperto di polvere e presentava macchie d’umidità ma Labarbe capì che si trattava di qualcosa di importante e chiamò immediatamente Turquin, che la identificò subito come un capolavoro perduto di Caravaggio. Ciò non impedì a Turquin di tenere segretamente l’opera nella sua camera da letto, per ben due anni. Insomma, già l’incipit di questa storia è piuttosto controverso.
In ogni caso, una volta comunicato il ritrovamento, nel 2016, il governo francese ha posto un divieto di esportazione sul dipinto, per consentire le indagini e per dare modo al Louvre di valutarne l’acquisto. Il museo parigino, che in collezione ha già tre opere di Caravaggio, su 68 totali riconosciute del Maestro, ha deciso di non comprarlo ma per Turquin questa scelta non ne inficia l’attribuzione.
Se volete farvi un’idea, in attesa dell’asta di questa estate, potete vedere di persona: Giuditta sarà esposta alla galleria Colnaghi di Londra, dall’1 al 9 marzo.

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