Un ritmo dato dallo sfregamento costante di una mano su una superficie liscia, un gesto reiterato, simile all’ostinazione di un’onda. Dai suoni che la storia ha impresso sulle cose, dal racconto insito nelle levigature di certi oggetti, si sviluppa Ring, Ring, Ring, performance di Francesca Grilli che si tiene il 4 luglio, al Riot Studio di Napoli. La performance è presentata dalla Galleria Umberto Di Marino, che già in diverse occasioni si è aperta alla relazione con altri spazi napoletani e, in particolare, quelli di Palazzo Marigliano, sede del Riot Studio dove, alcuni mesi fa, si tenne una personale di Marco Raparelli.
Già nel 2015, Francesca Grilli aveva presentato, nella galleria di via Alabardieri, un progetto incentrato sulla forma sonora. In quella occasione espose, tra gli altri lavori, un disco in pasta di vinile e meteorite sul quale erano incisi i suoni di un vulcano, di un ghiaccio in implosione e di un tornado. Questa volta, ascolteremo il suono emesso da un anello di ottone, al quale fa riferimento l’onomatopea del titolo, un oggetto densamente simbolico che Grilli ha avuto modo di isolare nel corso di alcune ricerche, condotte durante una residenza all’ISCP-International Studio and Curatorial Program di New York. L’artista bolognese ha studiato l’archivio dei documenti conservati presso l’Ellis Island Immigration Museum, concentrandosi sul patrimonio materiale e immateriale delle tradizioni e dei gesti rituali, adattati ai nuovi contesti, tramandati lungo la linea diacronica delle generazioni di immigrati. Così, le onde sonore emesse da un anello di famiglia, manipolato dai performer Benno Steinegger e Rubens Ramos, diventeranno voce narrante di una memoria collettiva, forma condensata delle forze prodotte dagli spostamenti migratori di ogni epoca.
In alto: Francesca Grilli, Terra, 2015. Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli, foto Danilo Donzelli