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La tradizione che sperimenta. A Bagnoli, la mostra di incisioni dell’Accademia di L’Aquila

di - 23 Ottobre 2017
L’Atelier Controsegno, a Bagnoli, gestito da Veronica Longo, si contraddistingue per la promozione dell’incisione come forma d’arte tanto tradizionale che sperimentale e ha promosso, in collaborazione col Dipartimento di Disegno e Grafica d’Arte dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila, “Signa Manent”, una mostra di incisioni, acqueforti e acquetinte che racconta l’attività laboratoriale del dipartimento della Scuola di grafica dell’Accademia Aquilana. La mostra è stata curata da Valter Battiloro, Fabio Di Lizio, Carlo Ferroni, Veronica Longo, Carlo Nannicola e Fabrizio Sebastiani e resterà aperta fino al 18 novembre, facendo conoscere il ricchissimo mondo della forma di artigianato più antica che, dal ‘500 in poi, è diventata funzionale all’espressione del libero pensiero. Le matrici, infatti, nacquero per usi pratici nell’ambito della xilografia e della litografia, laddove era necessaria una riproduzione di multipli di un determinato tipo, dalla stampa dei caratteri letterari alle rifiniture in lamina d’oro per le decorazione delle armi, ma dal Rinascimento in poi vengono adoperate anche per la creazione artistica, dando così inizio a una vasta produzione incisoria su vari supporti che dura fino ai giorni nostri. Come ci racconta Fabio Di Lizio, docente di Tecnica dell’incisione e stampa d’arte, le opere in esposizione sono acqueforti, acquetinte, tecniche cartografiche sperimentali e stampe digitali su carte preparate. Di Lizio spiega che l’incisione tradizionale oggi più che mai si è ricavata un alveo funzionale nel contesto delle sperimentazioni digitali, come per l’uso della fotocalcografia e del toner transfert. Queste due tecniche si basano su supporti digitali e fotografici che possono essere riprodotti e ricontestualizzati sulla matrice classica della tradizione calcografica. L’arte dell’incisione quindi rilancia l’antica sapienza tecnica e, applicata ai nuovi supporti digitali, continua a stupire. (Anna Di Corcia)

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