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L’opera d’arte nell’epoca dell’IA. Giovanna Melandri e Bartolomeo Pietromarchi su Low Form al MAXXI

di - 20 Ottobre 2018
Al MAXXI ha appena inaugurato “LOW FORM”, mostra immersiva e multimediale, un viaggio che attraversa l’immaginario digitale e surreale guidato dalle opere di artisti contemporanei. Tra i tanti troviamo: Zach Blas & Jemima Wyman, Carola Bonfili, Ian Cheng, Cécile B. Evans, Pakui Hardware, Jamian Juliano-Villani, Nathaniel Mellors & Erkka Nissinen, Trevor Paglen, Agnieszka Polska, Jon Rafman, Lorenzo Senni, Avery K Singer, Cheyney Thompson, Luca Trevisani, Anna Uddenberg, Emilio Vavarella.
«Questa è una mostra fortemente voluta dal MAXXI – ha spiegato Giovanna Melandri – Essa si struttura come un grande laboratorio di ricerca attorno al tema degli effetti e delle ripercussioni sociali, civili e culturali portate dall’intelligenza artificiale. Google è uno dei nostri sponsor ed è proprio grazie a lui che realizzeremo tutta la linea degli eventi collaterali alla mostra. Sono onorata di partecipare al Simposio Internazionale sul rapporto tra Intelligenza Artificiale ed Estetica indetto da Google tra il 30 e il 31 ottobre a Parigi. Questa discussione aperta, che ha un eco globale, ha una ricaduta precisa sulla ricerca che Bartolomeo Pietromarchi ha coordinato.
La riflessione è – come ha sottolineato Pietromarchi – fare un parallelismo di eventi ricordando quello che successe all’inizio del secolo scorso quando è nato l’importante movimento artistico del Surrealismo, il quale attinse a piene mani alla scoperta epocale della psicanalisi, del subconscio. Una rivoluzione umanistica e scientifica nella quale l’arte ha tratto ispirazione. Oggi c’è una generazione che si sta misurando con un’altra coscienza, la coscienza delle macchine. Su questo discuteremo a Parigi, indagando come i meccanismi digitali, la selezione dei dati e l’uso di questi stanno generando un’estetica e delle forme. Da questo, il titolo “Low Form”.
Voglio ricordarvi la serie di incontri che incorniceranno la mostra col fine di poter aprire la riflessione interdisciplinare su queste frontiere. Cominceremo il 23 ottobre con Jon Rafman e Valentina Tanni. L’artista ci racconterà come la tecnologia trasforma la nostra coscienza e come questa stia trasformando, a sua volta, i meccanismi e il funzionamento della tecnologia. Inviteremo anche Padre Paolo Benanti, esperto di etica, bioetica ed etica della tecnologia, che parlerà delle dimensioni etiche dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Inoltre, sono lieta che abbia accettato anche Luciano Floridi, professore ordinario di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford, per parlare degli impatti sociali e umani in relazione all’innovazione, alla tecnologia e all’Intelligenza Artificiale.
Questa mostra, più di tante altre, dimostra ancora una volta quello che vogliamo sia il MAXXI, un laboratorio del futuro, un luogo di ricerca e di sperimentazione, ma anche un grande spazio di libertà dove le ricerche degli artisti ci portano verso lidi sconosciuti. “Low Form” rispecchia a pieno questa idea. La mia percezione personale dopo aver visto la mostra appena allestita è stata “Caspita, sì! Un nuovo Surrealismo”. Una nuova estetica che nasce dall’Intelligenza Artificiale che ci pone però di fronte a dei dilemmi etici, sociali e, vorrei dire, anche spirituali. Un progetto aperto che non si ferma».
«Sarò sincero, non è una mostra facile! – ha esordito Bartolomeo Pietromarchi – è una mostra che ha bisogno di tempo, di attenzione, di essere letta e vissuta, perché così è stata strutturata la ricerca insieme alle moltissime persone che abbiamo coinvolto e, come potrete vedere nel catalogo, che in realtà può definirsi un’antologia sul tema, arriva da un percorso che parte proprio da qui, dal MAXXI, con l’importante mostra di Piero Gilardi. Quest’ultimo è stato il padre delle ricerche e delle sperimentazioni tra arte e tecnologia. Vedrete che gli artisti non utilizzeranno solo supporti tecnologici per esprimersi. Oggi l’uomo ha cambiato la propria percezione del mondo influenzata dalla tecnologia e dalla digitalizzazione, quindi vedrete che alcuni artisti utilizzeranno le tecniche tradizionali sempre però in questa metodologia sperimentale e con quest’attitudine di ricerca chiedendosi “che cosa significa questa nuova dimensione tra l’umano e il tecnologico?”. “Low Form” è un titolo evocativo perché significa che è una forma in fase di definizione. È aperta ed esprime qualcosa che noi ancora non conosciamo. Opere che vi apriranno delle dimensioni immaginarie che andranno ancora avanti e l’artista ne perderà il controllo sulla forma.
Una forma che si auto-genera come per esempio l’opera di Ian Chen, in mostra. Questa si presenta apparentemente come una video installazione ma in realtà è un lavoro che lui ha creato con il computer affinché si auto-generi e diventi un live permanente di quello che è l’immaginario tecnologico. Un’opera iniziata da mano umana ma che poi si auto definisce.
Gli artisti chiamati provengono da ogni parte del mondo ma la particolarità è la dimensione omogenea, tra i trenta/quarant’anni, del cambiamento culturale, tecnologico e sociale avvenuto. È una mostra che sperimenta non soltanto la tematica ma anche l’allestimento, questo perché non è importante solo il far vedere ma come farlo vedere, una dimensione sperimentale altrettanto importante per il MAXXI.
In ultima nota, come in tutte le mostre del MAXXI, c’è sempre un’attenzione particolare nell’arricchimento della collezione e, anche in questo caso, siamo lieti di annunciare che l’opera di Jamian Juliano-Villani entrerà nella grande collezione grazie alla Galleria Massimo de Carlo». (Valentina Muzi)

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