Si inaugura il 21 novembre alle ore 19 la mostra “Il padre di Mafalda ha altri figli”. Oltre settanta tavole di Quino, maestro di strisce comiche.
Quino ha sviluppato uno stile di disegno e una maestria narrativa difficilmente superabili. Attento osservatore della natura umana ha fatto un’analisi critica del mondo in cui vive attraverso le sue storie e i suoi
Il suo vero nome è Joaquin Salvador Lavado, è nato a Mendoza, il 17 luglio 1932. Il suo umorismo è stato definito “ingenuo e atroce”. I suoi disegni sono essenziali e meticolosi. Il suo tratto è sottile e preciso e le sue tavole sono costruite con pazienza certosina. Quino disegna in bianco e nero, “forse perché vedo il mondo a righe ” – dice ma è una scelta interiore, come molte altre che riguardano il suo modo di essere cartoonist.
Quino definisce il suo lavoro come una “professione” anche se i critici parlando della sua creatura più nota non hanno difficoltà a evocare i nomi di Freud, Laing, Fromm, Marcuse o Reich.
Mafalda nasce come personaggio pubblicitario: era infatti destinata a diventare il volto di un’azienda di elettrodomestici, e come tale doveva presentare alcune caratteristiche particolari. Doveva appartenere al ceto medio e contenere nel nome le lettere M ed A, marchio dell’azienda. Quino il suo creatore decide che la protagonista della campagna pubblicitaria deve essere una bambina intrigante ed acuta, per l’appunto Mafalda. Ma la campagna pubblicitaria viene interrotta e le poche strisce disegnate chiuse in un cassetto.
E’ il 1963, l’anno seguente il Primera plana, all’epoca il più importante settimanale argentino, chiede a Quino una collaborazione fissa, vignette satiriche, ma fuori dai soliti canoni. E così Mafalda viene tolta dal cassetto e diventa “anima viva” sulle pagine dei giornali. Nel 1968 Mafalda, nei pieni anni della contestazione, arriva in Europa, Italia compresa, diventando uno dei più importanti personaggi mai creati da un disegnatore. Quino parla sempre dei suoi personaggi come se avessero vita propria, come se lui non riuscisse a controllarli : “mi accorgo di disegnare sempre dei personaggi, mio malgrado. Forse è inevitabile, forse è necessario. A me sembra un po’ una pirlata. Magari si passa un sacco di tempo a guardare e osservare la gente seduta al bar e poi si disegna sempre lo stesso personaggio, lo stesso tipo, lo stesso cane, lo stesso asino. Mi fa arrabbiare questa cosa. Ma funziona ”.
La visione della vita, le considerazioni filosofiche e politiche di Mafalda ne hanno fatto un simbolo del mondo che stava cambiando, delle donne che prendevano coscienza del proprio ruolo, dei bambini che hanno diritto da conquistare.
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