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Milovan Farronato partirà da tre. I commenti alla nomina e le sue primissime dichiarazioni

di - 7 Giugno 2018
Tutti lo stavamo aspettando e, alla fine, come prevedibile, una volta chiarita la situazione al Ministero, con la designazione di Alberto Bonisoli, il nome del curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale d’Arte di Venezia, è subito uscito. E molti sono rimasti di sasso, perché quella di Milovan Farronato, nato a Piacenza nel 1973, non è certamente una nomina scontata, per la sua posizione decentrata rispetto all’establishment italiano, osservato prevalentemente oltremanica, da Londra, città eletta a patria alternativa. Selezionato da una terna di finalisti, composta, secondo indiscrezioni, da Luigi Fassi e Andrea Bellini, la sua è un’angolazione eccentrica ma consapevole, per le sue esperienze nella curatela di progetti per istituzioni ed enti italiani di primo piano, come Fiorucci Art Trust, Galleria Civica di Modena e Viafarini. Per lui, una sorta di inversione dei punti di vista, considerando che, nove anni fa, durante la 53ma edizione della Biennale, curò “Non voltarti adesso”, una mostra di giovani talenti che doveva fare da contraltare al Padiglione italiano di Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli.
Chi si aspettava una ridda di commenti, però, è rimasto deluso e, almeno per il momento, sui Social Network le voci sono poco più che caute, a tratti timide, a parte qualche eccezione.
Elena Donazzan, Assessore all’Istruzione e alle pari Opportunità della Regione Veneto, d’area forzista, ha dato gran fiato alla sua voce, pardon, alla sua tastiera, scrivendo su Facebook, a commento di alcune fotografie prese dall’account di Farronato: «Quando si deve rappresentare una Nazione servirebbe essere quanto meno…più autorevoli?». Improvvidenze a parte, congratulazioni e auguri arrivano da istituzioni nazionali e straniere, come il Museo Madre e il Dhaka Art Summit, piattaforma di ricerca ed espositiva dell’Asia meridionale. «Una scelta non dettata dalla politica», dice Angela Vettese, direttore artistico di Arte Fiera, che ha già lavorato con Farronato alla Galleria Civica di Modena, alla Fondazione Pomodoro di Milano e alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. «Aspettiamo il progetto», commenta Ludovico Pratesi, «Dovrebbe portare un po’ di verve», aggiunge Luca Beatrice, «Lasciatelo lavorare», invoca Federica Galloni. E Farronato? L’abbiamo raggiunto via mail e ci ha prontamente risposto, anticipando anche qualcosa sul suo progetto che, per adesso, è top secret: «Sono assolutamente onorato di ricevere questo prestigioso incarico e ringrazio il Ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, e la Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane per la fiducia accordata al progetto da me proposto. Gli artisti coinvolti saranno tre, i cui nomi verranno annunciati a tempo debito».

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