Scaramanzia, questa sconosciuta. Enzo Cucchi scrive sul muro il proprio epitaffio, spalleggiato da un assistente di tutto rispetto, che tiene in mano la piccola opera che perfezionerà l’intervento: Achille Bonito Oliva. Siamo all’Attico di Fabio Sargentini, dove continuano le serate dedicate alla bizzarra iniziativa, gli epitaffi d’artista, che prende il nome – D’altronde, sono sempre gli altri che muoiono – dalla frase dettata da Marcel Duchamp per la sua lapide. Chissà il Monte Analogo scritto da Cucchi dove – e soprattutto quando – sarà vergato…
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All’Attico un certamen di epitaffi d’artista
[exibart]
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