Duecentomila euro l’anno, per tre anni. Questo il finanziamento previsto per il restauro delle sette Stazioni dell’Arte, fiore all’occhiello del trasporto su ferro partenopeo e ora oggetto di un esperimento pilota del tutto inedito a Napoli. L’inusitato restyling del contemporaneo nel settore pubblico verrà realizzato grazie alla convenzione stipulata nello scorso febbraio tra Metronapoli, Metropolitana di Napoli e Accademia delle Belle Arti, i cui allievi, diretti da Ignazio Di Bella, Francesco Vernicchi e Giovanna Cassese, saranno protagonisti della fase pienamente operativa. Nel corso della presentazione dell’iniziativa, i vertici istituzionali hanno precisato come le stazioni, scenari “eletti” pienamente assorbiti nel quotidiano cittadino, non siano mai state vittima di atti vandalici. A beneficiare per primo delle terapia sarà lo scalo di piazza Dante, punto di partenza di un piano che interesserà complessivamente le 140 opere disseminate, sotto l’abile regia di Achille Bonito Oliva, sulla Linea 1 della subway più contemporanea d’Italia. Preceduto da un primo step ricognitivo – documentato dalle foto di Fabio Donato e destinato a confluire in una ricca banca dati on-line del museo itinerante ipogeo –, il cantiere impegnerà studenti e tirocinanti del biennio specialistico del corso di Restauro e conservazione del contemporaneo (sovvenzionati da borse di studio messe a disposizione da Metronapoli e dall’Accademia), alle cui cure sono affidati “Universo senza bombe” di Nicola De Maria, le “traversine” sulle quali Jannis Kounellis ha metaforicamente posato le scarpe dei viaggiatori, “Luce-Grigio” e “Frammenti di un autoritratto” di Carlo Alfano, “Intermediterraneo” di Michelangelo Pistoletto e “Queste cose visibili” di Joseph Kosouth. A esperienza conclusa prevista, naturalmente, la pubblicazione del relativo catalogo (a. p.).
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Per capire bene a chi e a cosa servono 200mila euro l'anno per tre anni, leggete Gomorra fino all'ultima riga.
Vi sarà tutto più chiaro