Senza di lei (e senza le colleghe Barbara Gladstone e Marian Goodman) la scena dell’arte newyorchese sarebbe stata molto diversa. E invece fu lei, che dal 1965, portò in scena Carl Andre, Dan Flavin, Donald Judd, Walter De Maria, nei suoi primi spazi a SoHo. Parliamo di Paula Cooper, immensa gallerista, che proprio in questi giorni festeggia il cinquantennio di attività. Tenendo, da sempre, le redini di un mercato che è radicalmente cambiato, che ha attraversato bolle e speculazioni, che ha visto diventare i musei da “depositi” a parchi divertimenti, e a sua volta diventando una vera e propria istituzione, tanto che il governo francese l’ha nominata Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere, nel novembre scorso.
A Parigi, non a caso, Cooper era vissuta quando aveva 17 anni, imparando ad amare l’arte tra gallerie e musei, e decidendo allora che la sua vita sarebbe stata un lavoro con gli artisti, ma viventi.
L’ispirazione, per la sua attività venne da Leo Castelli e Sidney Janis, ma ricorda che anche per le galleriste donne vi fu un bello scotto da pagare: «Non sono mai state considerate significative». E invece i fatti parlano chiaro, anche se a differenza di Gagosian, Pace o Hauser & Wirth, Paula Cooper non ha mai voluto costruire un impero globale: «Non voglio 100 persone che lavorano per me, voglio sapere cosa sta succedendo intorno a me», spiega in una bella intervista a Charlotte Burns, su The Art Newspaper. Raccontando anche quello che (non) cambierà nei prossimi anni. Per esempio? Si resterà a Chelsea, dove non a caso Cooper alberga da vent’anni, pioniera del quartiere dell’arte di New York: «Non me ne andrò, ma tutto è così “bla bla bla” ora. All’epoca avevamo come vicini un localo sadomaso, e c’erano sempre un sacco di brutti personaggi qui intorno. Il parco era pieno di travestiti e prostitute, ma aveva una bella umanità. Ora è tutto più piacevole, ma si è stati ghettizzati dai benestanti. Un po’ come il mondo dell’arte, omologato, dove oggi ognuno veste la stessa cosa». E di eredità? Nonostante i 77 anni, non se ne parla: «Io sono totalmente impegnata nel lavoro, e lavoro sodo. Staremo a vedere cosa succederà, e quando». Tanti auguri Mrs. Cooper!