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Non prestate quell’Antonello da Messina! La Lombardia cede agli Uffizi l’unica tela del pittore presente in regione, scatenando la bagarre

di - 2 Novembre 2015
Ad essere sul piede di guerra, e a dichiarare un’interrogazione con risposta immediata al Consiglio Regionale della Lombardia di domani, è Maria Teresa Baldini, Gruppo Misto, che alla cessione da parte della Regione di una tavola di Antonello Da Messina agli Uffizi, proprio non ci sta.
La moneta di scambio? Il museo fiorentino darà a Milano un’opera di Vincenzo Foppa, «Ma il valore delle due opere non è paragonabile! Si tratta di un grave danno economico per il sistema dei nostri musei», ribadisce Baldini.
E così il Castello Sforzesco sarà orfano per i prossimi 15 anni del San Bendetto, tavola pagata nel 1995 quattro miliardi e mezzo di lire: «I lombardi hanno diritto di sapere perché, e soprattutto con quali vantaggi per il nostro territorio, è stato ceduto un capolavoro del genere per così tanti anni. Tra l’altro si tratta dell’unica opera di questo pittore presente in Lombardia», continua Baldini.
La tela è parte di un trittico (nella foto sopra), le cui altre due parti sono conservate agli Uffizi, ed è proprio per ricomporre l’opera che la Regione ha siglato l’accordo quindicennale con gli Uffizi. «Evidente è, da quanto si legge nel protocollo approvato dalla Giunta, che non rivedremo mai più quell’opera», chiude la Consigliere. Che si risponderà? Per ora ci ha pensato Cristina Cappellini, Assessore alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia, giustificando così la scelta: «L’opera considerata nella sua unitarietà riveste un valore unico per la storia dell’arte del nostro Paese ed è in questa prospettiva che, conclusa con grande successo di pubblico la mostra milanese [al Museo Bagatti Valsecchi, in occasione di Expo, n.d.r.], il trittico sarà riesposto agli Uffizi. Lo scambio con la Madonna con Bambino e un angelo di Vincenzo Foppa permetterà così, da un lato, di continuare a fruire della magnifica unitarietà del trittico a Firenze e, dall’altro, di integrare e impreziosire il percorso della pittura lombarda a Milano».

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