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Per i baffi di Dalì! Il test del DNA sulla salma del Maestro riapre la querelle dell’eredità

di - 21 Luglio 2017
Da sempre sfoggiati come simbolo di orgoglio maschile e, in certi periodi e per alcune culture, anche di quello femminile, i baffi sono in prima fila. Mai passati di moda, a spazzolone o sottili, all’insù o all’ingiù, accompagnano stereotipi di tutte le epoche, compaiono in rappresentazioni e immaginari di ogni tipo, nel bene e nel male, accomunando icone della musica, personalità della scienza, protagonisti di serie tv e personaggi della politica. Insomma, per i baffi il tempo è un concetto relativo e non stupisce che il primo particolare a essere notato, dalla riesumazione del corpo di Salvador Dalí, siano stati proprio i suoi caratteristici mustacchi, perfettamente conservati, a 28 anni dalla sua scomparsa. Ancora posizionati alle 10 e 10, un’angolazione perfetta che il Maestro, presumibilmente, aggiustava ogni mattina, ammirando allo specchio l’espressione di piacere che gli derivava dall’essere Salvador Dalì, una grandeur che trasmetteva anche attraverso i suoi baffi, ispirati a Diego Velázquez.
Ovviamente non c’entra nessun tipo di miracolo, visto che i peli del corpo sono principalmente composti da cellule cheratinizzate già morte, che non posseggono più acqua e non sono attaccabili da agenti esterni. Per di più, il cadavere di Dalì fu imbalsamato e composto nell’atmosfera riparata della sua cripta, a Figueres, nel Teatro-Museo Dalí, aperto dal 1974 e con una nutrita collezione di opere dell’artista, oltre a sculture, collage, marchingegni meccanici e mobilio. Interessante sarebbe capire la composizione della gelatina usata dal grande surrealista ma la riesumazione è avvenuta per un motivo molto più serio.
Da mesi infatti si sta svolgendo la querelle legale tra la Fondazione Gala-Salvador Dalí e Pilar Abel, una indovina di 61 anni che afferma di essere sua figlia. La donna sarebbe nata in seguito a una relazione clandestina tra Dalì e una cameriera conosciuta nella città di Cadaqués, un piccolo paese della Costa Brava, piuttosto isolato e molto pittoresco, nel quale l’artista, all’apice del successo, usava riposarsi e dove, tra le altre cose, realizzò un servizio fotografico con alcune modelle di Playboy. La controversia è di cruciale importanza, perché, come prima figlia riconosciuta, le spetterebbe una parte ingente della ricchissima eredità che Dalì, nel suo testamento, lasciò allo Stato spagnolo e precedentemente affidata a una società olandese, la Demart Pro Arte, di Robert Descharnes, provocando una infinita diatriba che si perde tra le aule dei tribunali.
La comparsa della figlia aggiungebbe un nuovo, spinoso capitolo e, per venirne a capo, il giudice ha ordinato il test del DNA. Così, per prelevare i campioni adatti, nella notte tra giovedì, 20 luglio e venerdì, 21 luglio, la salma è stata riesumata nel massimo della privacy. Tutti i presenti hanno dovuto consegnare cellulari e di questo momento non dovrebbe esserne rimasta documentazione. Poco spettacolare, poco in linea con il personaggio ma, in fondo, giusto così. E adesso, per conoscere i risultati inoppugnabili, dovremo aspettare circa un mese. (MFS)

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