Sicuramente diventerà argomento fisso per gli sfiancanti dibattiti sul restauro nell’arte contemporanea, sui suoi limiti e sulla sua opportunità. Un po’ come la vicenda – leggenda metropolitana? – dell’autoritratto di Marc Quinn realizzato con il suo stesso sangue congelato, che si sarebbe liquefatto a causa di un’interruzione della corrente elettrica che avrebbe messo fuori uso il freezer di casa Saatchi. Ora sotto i riflettori c’è il famoso squalo di Damien Hirst, quello che – a mollo nella formaldeide – spaventa i bambini che inavvertitamente si accostano all’opera The physical impossibility of death in the mind of someone living, del 1991. E che pare – stando a The Art Newspaper – cominci a sentire il peso dei suoi quindici anni. A causa di problemi di conservazione, lo squalo – che oggi fa bella mostra di sé nella collezione del manager americano di hedge funds Steve Cohen – si sarebbe vistosamente deteriorato, con la pelle piena di segni di usura e di fenditure, e con la figura complessivamente deformata. Hirst sarebbe stato invitato a rimpiazzare l’animale, che del resto – hanno dichiarato alcuni suoi collaboratori – “non l’aveva mai del tutto soddisfatto, sopratutto per lo sguardo”. Ancor meno soddisfatto sarà stato Cohen constatando i danni all’opera, acquistatata da Charles Saatchi – che a suo tempo l’aveva pagata 50mila sterline – per la bellezza di 6,5 milioni di sterline (circa 10 milioni di euro). Qualcuno si chiede ancora perchè Saatchi è considerato un genio?
[exibart]
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c'è da vergognarsi ... questa arte , questi artisti , queste gallerie e questi collezionisti da gossip mi fanno proprio pena ...
le magagne dell'arte contemporanea vengono con il passare del tempo.
La fissazione morbosa di hirst per la morte non mi ha mai convinto, ma addirittura uccidere un altra creatura perché quella che ha già avuto la sfortuna di incappare in hirst non é più 'esteticamente soddisfacente' mi sembra veramente il segno dell'inutilità profonda e superficialità di questa cosa che passa sotto il nome di arte.
ridicolo, patetico, deprimente.