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Protagonista della pièce è il soggiorno. A Napoli, iniziano gli spettacoli itineranti di Altofest

di - 5 Luglio 2017
Che il teatro sia una macchina esposta in cui le aspettative di molti divergono e si completano, è un dato noto a chi si immerge in quegli ambienti tanto singolari quanto scomodi che questa esperienza riserva. E diventa funzionante, la macchina teatrale, proprio quando l’esposizione è massima, quando cioè la logica della messa in scena è superata da un’attività continua e sempre in opera, che viene prima e dopo la performance, che la riguarda eppure non la considera affatto. Si misura con questa piccola cognizione il festival, oggi al suo avvio, ideato e diretto da TeatrInGestAzione, con la direzione di Anna Gesualdi e Giovanni Trono. Giunto alla settima edizione, Altofest-International Contemporary Live Arts ha creato negli anni una rete che potrebbe definirsi comunitaria, in cui gli alterchi e gli intrighi, così cari a un certo teatro di genere e tanto vicini ai rapporti che lì si consumano, sfogano in un modo che è ancor più costruttivo, poiché non definiscono soltanto ruoli e dinamiche di scena ma operano oltre lo spettacolo. Il fitto programma, previsto per i giorni dal 5 al 9 Luglio, riguarda proprio questo aspetto, l’idea di «una comunità crescente di artisti internazionali, cittadini, produttori di pensiero, esperti culturali, che danno vita ad un processo di socialità sperimentale, grazie all’attivazione di un dispositivo generativo di relazione, pensiero e conoscenza».
Ancora una volta saranno tantissimi gli spazi che ospiteranno i diversi momenti performativi, da Palazzo Sanfelice alla Chiesa di S.Maria della Misericordia, fino al Riot Studio, senza contare le numerose case private che apriranno i propri spazi alla sperimentazione e al pubblico. Perché la città diventa la struttura più solida su cui porre le proposte artistiche che proprio alla città si devono, a quella specie di infatuazione che spesso suscita in chi vi si imbatte o in chi, formalmente, ci vive.
Non a caso gli artisti che animeranno il festival hanno già vissuto oltre l’esperienza della messa in scena, chiamati a un breve periodo di residenza terminato proprio il 4 luglio, a un passo cioè dalla rappresentazione, constatando così la necessità del prima, di concedere cioè la stessa attenzione al momento che precede l’azione performativa e non solo per la necessaria preparazione che essa richiede, ma per le relazioni che qui si consolidano o si rompono, sfaccettando l’esperienza in una miriade di altre possibilità, di circostanze visibili. Provenienti da Germania, Spagna, Polonia, Croazia, Slovenia, UK, Portogallo e Italia, gli artisti vivranno la città, ospiti dei cittadini, operando nelle aree più centrali di Napoli – Centro Storico, Materdei e Sanità – e coadiuvati dalle “Conversazioni” a cura dell’Osservatorio Critico.
Il programma completo è consultabile qui. (Elvira Buonocore)
In home: Frantics Dance Co.
In alto: Pryzmat Dance Company

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