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Quanto amiamo la street art. A Milano “Energy Box” porta i writers sulle centraline elettriche dei semafori, in un progetto molto ufficiale

di - 11 Febbraio 2016
«Oggi si assiste ad un crollo delle bandiere tra le arti: non più astrattismo o figurativo, ma la necessità di produrre bellezza, specialmente per quanto riguarda i graffiti, che anziché puniti vanno inseriti nel contesto cittadino, in quella che deve essere una “gara di bellezza”. Siamo di fronte a un grande mutamento antropologico». Introduce così lo storico Flavio Caroli il progetto Energy Box, una vetrina molto particolare per l’arte di strada, a Milano.
Che cosa è successo? Che il Comune di Milano, grazie al sostegno della Fondazione AEM a cui fa capo la municipalizzata che fornisce energia alla città, e non solo, la A2A, hanno messo insieme – in pochi mesi – un gruppo di 54 street artist che hanno in media dai 35 ai 40, anche se alcuni sono molto più anziani e altri giovanissimi, e gli hanno affidato il decoro delle centraline di controllo dei semafori, quelle scatole grigie e piuttosto ingombranti, che stazionano ad ogni angolo nelle nostre città, per non parlare di Milano. Il risultato? Centinaia di “Scatole d’Energia” colorate, da nord a sud, da est a ovest, per far sì che ancora una volta l’approccio dell’Arts & Crafts, come ricorda di nuovo Caroli, tornino a servire nella vita quotidiana.
«Abbiamo deciso di finanziare questo progetto per tre motivi: il primo perché, come AEM, lo scopo di questa iniziativa è migliorare la qualità della vita quotidiana; al secondo posto perché si è trattato di coinvolgere i migliori graffitisti sulla piazza, e infine perché c’è un aspetto forte di innovazione», ha riportato Alberto Martinelli, Presidente della Fondazione AEM.
Ale Senso, Airone, Atomo, Acme 107, Bros, Frode, Crea, D Face, Gattonero, GAG, IVAN, KeyOne, Laurina Paperina, Luz, Millo, Pao, No Curves, Rendo, V3rbo, Vandalo, Andreas Zampella, sono sono alcuni dei tanti che incrocerete colorati o in bianco e nero, in centraline del centro o della periferia, in un progetto «Che ci ha permesso di rendere visibile non solo un manufatto che fa parte spesso delle brutture urbane, ma di renderlo un momento di pausa “bella” dal grigiore che ci circonda», sono state le parole di Rendo. Che ha reclamato anche una seconda edizione, in occasione del catalogo edito da Skira. Perché la street art non è mai stata così buona, parafrasando il titolo di una mostra che – al PAC di Milano – portò in scena grazie ad Alessandro Riva, nel 2007, molti dei protagonisti che oggi sono alle centraline.

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