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Quattro giovani scultori e l’amore per il marmo. A Carrara, storia di una cooperativa

di - 30 Luglio 2019
Ci sono storie che vanno raccontate. Come quella di Riccardo Barsottini, Raffaele Bruzzi, Diego Zampolini e Andrea Franceschi, quattro giovani scultori, artigiani del marmo nel senso più alto del termine. Quattro ragazzi di Carrara che il giorno dopo la lettera di licenziamento con cui per loro si chiudeva l’esperienza di lavoro in uno storico laboratorio del marmo, decisero di non perdersi d’animo mettendosi in proprio. Facendolo con il progetto di continuare a dare il massimo del valore possibile alla voglia, mai perduta, di mostrare quello che solo la mano dell’uomo poteva e può fare ancora oggi nella scultura.
Accade cosi che abbiano cercato una sede per “ricominciare”, trovandola peraltro in un luogo meraviglioso e affascinante. Un capannone di mattoni dalle volte altissime, costruito nel 1864 e destinato, già allora, proprio alla lavorazione del marmo. Un luogo che, a Carrara, dove questa storia è iniziata e si svolge tutt’ ora, dovrete scovare dietro a un magazzino di laterizi che non farebbe presumere di poter nascondere l’assoluta bellezza di quello che si trova alle sue spalle.
Nasce cosi, alla vigilia di Natale del 2016, la “Cooperativa Scultori Carrara”, luogo magico in cui la meraviglia del saper fare si è coniugata nel tempo con quella del saper coinvolgere, fare scuola, animare qualunque cosa tocchi od organizzi, di bellezza ed energia. Si perché in questo luogo cosparso di polvere bianca le prime cose che ti colpiscono sono la gioia e l’energia di coloro che lo animano.
Riccardo, Raffaele, Diego e Andrea vivono appieno, infatti, la consapevolezza di aver ridato dignità e valore, oggi, dove anche la scultura in marmo si avvale di robot e tecnologia spersonalizzante, a ciò che solo la mano dell’uomo può fare. Qualcosa che sanno benissimo avere il dovere di preservare, continuare ad usare e insegnare e che, fortunatamente per tutti noi, nella loro determinata volontà non poteva, né doveva disperdersi. Qualcosa che hanno nelle loro mani, ricche di sapienza e conoscenza della lavorazione del marmo. Mani che usano ancora lo scalpello, che sanno segnare i punti trasferendoli dal bozzetto al blocco con la tecnica dei compassi sbozzando la scultura a mano, che sanno ancora, come intendeva Michelangelo, “tirar fuori la forma dalla prigione del marmo”.
Cosi questo luogo a Carrara è diventato punto di riferimento di riferimento per l’arte ed i suoi creatori più importanti ma anche, grazie alla loro disponibilità e generosità anche per chi tutto questo vuole impararlo oggi. Laboratorio a cui ormai si affidano grandissimi artisti di tutto il mondo, per un’avventura di lavorazione del progetto di una scultura come solo in una bottega del Rinascimento sarebbe stato possibile. E a Carrara conoscerete l’amore di far sì che tutto questo sapere, grazie a uomini come quelli della “Cooperativa Scultori”, davvero non muoia mai. (Milene Mucci)

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