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Raccontare tragedia e cultura. Il MAXXI riparte dai desaparecidos e dalla videoarte italiana

di - 19 Settembre 2017
Dai tragici eventi della dittatura Argentina, all’evoluzione della video arte e del cinema d’artista in Italia, la stagione espositiva del MAXXI riparte dal racconto storico, tra due opposti. Da un lato l’atrocità, la guerra sporca del regime videlista, le Ford Falcon verdi e senza targa che seminavano il terrore, i campi segreti di detenzione, le torture, i desaparecidos. Dall’altro la cultura, la sperimentazione delle immagini in movimento, dagli anni Sessanta alle tecnologie contemporanee, con 100 opere di autori come Mario Schifano, Yuri Ancarani, Pino Pascali, Masbedo, Gianfranco Baruchello, Zapruder, Fabio Mauri, Francesco Vezzoli, Marzia Migliora.
Martedì, 19 settembre, alle 19, Giancarlo Ceraudo presenterà al pubblico Destino Final, un progetto fotografico, un’inchiesta, un libro sui voli della morte, durante la dittatura argentina del sanguinario Jorge Rafael Videla. Destino Final è l’espressione usata dai piloti dei voli di linea per indicare il luogo di arrivo di un aereo ed è stato l’obiettivo di Ceraudo che, per il suo lavoro, si è messo sulle tracce degli aerei usati per gettare i corpi narcotizzati dei desaparecidos nel Rio de la Plata e nell’Oceano Atlantico, cinquemila persone uccise in questo modo tra il 1976 e il 1983. «Erano incoscienti, li denudavamo e, quando il comandante del volo ci dava l’ordine, aprivamo la porta e li buttavamo giù, nudi, uno per uno», è l’agghiacciante testimonianza di Adolfo Scilingo, ex capitano di corvetta dell’Armada Argentina, raccolta in Destino Final. Alla presentazione, insieme all’autore, saranno anche il giornalista di Espresso Gigi Riva, Tiziana Faraoni, photoeditor di Espresso, suor Genevieve Jeanningros, nipote di suor Léonie Duquet, uccisa in un volo della morte su uno degli aerei ritrovati da Ceraudo a Fort Lauderdale. In collegamento dalla ex Esma di Buenos Aires, uno dei maggiori centri clandestini di detenzione, tortura e sterminio, oggi Museo della Memoria, la coautrice dell’inchiesta Miriam Lewin, giornalista investigativa ed ex-desaparecida sopravvissuta, Taty Alemida Madre de Plaza de Mayo e Julian Athos Caggiano, dell’associazione dei figli dei desaparecidos H.I.J.O.S-Hijos por la Identidad y la Justicia, contra el Olvido y el Silencio.
Sempre martedì, 19 settembre, fino al 9 novembre, “Doppio Schermo”, a cura di Bruno Di Marino, nuovo appuntamento nell’ambito di “Artapes”, programma di proiezioni a cura di Giulia Ferracci e dedicato ai video d’artista tra i più interessanti nella produzione storica e recente, realizzato in partnership con In Between Art Film. “Doppio Schermo” scandirà le tappe della videoarte italiana, in quattro cicli di proiezioni, divisi per ordine cronologico. Si partirà dagli anni Sessanta (19 settembre – 1 ottobre 2017), il periodo più significativo e fertile nella storia del film d’artista e vede soprattutto Roma come centro, grazie all’esperienza della Cooperativa del Cinema Indipendente, cui aderiscono tra glia altri Luca Patella e Gianfranco Baruchello. Si proseguirà con gli anni Settanta (3 – 15 ottobre 2017), che segnano, in Italia, il passaggio dalla pellicola al videotape, e quindi con gli anni Ottanta e Novanta (17 – 29 ottobre 2017), decennio in cui si trasforma totalmente il rapporto tra gli artisti e le immagini in movimento, il cinema sperimentale entra in una fase di declino e aumentano le incursioni in televisione. Si chiuderà con gli anni dal 2000 a oggi (31 ottobre – 9 novembre 2017), con l’avvento del digitale che rende obsoleta qualunque distinzione tra cinema e video. Parte integrante del progetto, anche “Le Storie del Cinema d’Artista”, quattro lezioni che si svolgeranno all’interno della videogallery, da ottobre a dicembre. Questo il calendario: 11 ottobre, con Bruno Di Marino, 20 ottobre, con Cristiana Perrella, 3 novembre, con Marco Bertozzi, 14 dicembre, con Sandra Lischi.

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