Categorie: Speednews

Romani, lombardi e fiamminghi riuniti alla Galleria Borghese. Per riscoprire il tema di una “Natura morta” che oscilla

di - 15 Novembre 2016
Siamo sicuri che il primato per la nascita della natura morta come genere pittorico sia sempre da attribuire alla pericolante cesta ambrosiana di Caravaggio (in home page)? Acquistata dal cardinale Federico Borromeo durante un soggiorno romano, la sua data di esecuzione oscilla tra 1594 e il 1598.
Al contrario, e i dati storici lo confermano, il “piatto metallico con pesche e foglie di vite” di Figino è del 1590-94! Così a consacrare la natura morta come genere della storia dell’arte non sarebbe l’uva (frutto predominante) caravaggesca ma i “vaghi pomi” di G. Ambrogio Figino. Comunque di marca lombarda, la natura morta non nascerebbe a Roma alla bottega del cavalier d’Arpino né in casa del cardinale Crescenzi anche se è in queste due realtà che meglio si propaga.
Avanzando questa ipotesi, la mostra “L’origine della natura morta in Italia. Caravaggio e il Maestro di Hartford”, inaugura domani 16 novembre (fino al 19 febbraio 2017) nelle sale della Galleria Borghese. A cura di Anna Coliva e del giovane Davide Dotti il panorama delle attribuzioni si profila davvero interessante poiché verranno presentate per la prima volta opere inedite (le due fiasche a confronto) mai uscite dalle case dei collezionisti privati e scoperte per puro caso dal giovane co-curatore.
Come è noto esiste una lunga lista di dipinti senza firma con questo soggetto: la natura morta non era accreditata come la pittura di paesaggio o di figura. Di conseguenza non era richiesta se non da una committenza privata, ecco perché anonima. Nella sala di Mariano Rossi della pinacoteca fino alla 14 del piano superiore, si può osservare in un solo colpo d’occhio la pittura romana (Bonzi, Crescenzi, Acquavella), lombarda (Figino, Campi) e quella fiamminga, tutte e tre riunite sotto l’unico comune denominatore della natura morta.
Allestita mirabilmente e concepita in un concentrato di opere che non superi il primo trentennio del Seicento, e quindi l’arte barocca, la mostra incontrerà certamente il favore del pubblico. Anche quello meno esperto infatti vorrà capire perché il noto Federico Zeri avesse pensato proprio a Caravaggio per le nature morte che vanno sotto il nome del Maestro di Hartford! (Anna de Fazio Siciliano)

Articoli recenti

  • Mostre

Il vernacolare americano di Richard Prince e Arthur Jafa da Fondazione Prada a Venezia

Fino al 23 novembre 2026, la mostra “Helter Skelter”, mette in relazione nelle sale di Ca’ Corner della Regina le…

8 Maggio 2026 16:30
  • Arte contemporanea

Biennale Arte 2026: i Padiglioni da vedere ai Giardini, tra rumori, cartoline e balene

Dal mosaico di cartoline della Spagna alle vibrazioni sonore della Polonia, passando per le performance estreme dell'Austria, un viaggio tra…

8 Maggio 2026 16:10
  • Mostre

La Galleria Borghese ricompone un dittico perduto e interroga la memoria inquieta della collezione

La nuova mostra di Galleria Borghese propone un dispositivo critico capace di interrogare i concetti di autorialitĂ , memoria collezionistica e…

8 Maggio 2026 15:00
  • AttualitĂ 

Sciopero alla Biennale Arte: padiglioni e bookshop chiudono

Sciopero e proteste attraversano la Biennale Arte 2026 di Venezia: chiusi temporaneamente il bookshop e diversi padiglioni ai Giardini, mentre…

8 Maggio 2026 14:50
  • Progetti e iniziative

Omphaloi: il sottosuolo di Napoli risuona alla Fondazione Morra Greco

Alla Fondazione Morra Greco, Soraya Checola e Luigi Manzi registrano le risonanze del tufo napoletano per tradurne le frequenze in…

8 Maggio 2026 13:30
  • Fotografia

I&I: pratiche di resistenza culturale nella provincia contemporanea

Una mostra fotografica e un festival reggae trasformano il palatenda di Pofi in uno spazio condiviso, dove arte, musica e…

8 Maggio 2026 12:30