Aggiornamenti su quanto succede dalle parti della Mole: La Stampa presenta Exhibition, Exhibition, la collettivona firmata Adam Carr che apre oggi a Rivoli, con nomi come Penone e Pistoletto. Un viaggio che nasce nell’Arte Povera e arriva al più stretto contemporaneo, significato da due lavori di Giulio Paolini: in mostra il Disegno Geometrico del 1960 e il site specific fresco fresco Dopo tutto.
“Non spenderò una lacrima per piangerli” dichiara sempre su La Stampa Peter Greenaway, riferendosi nell’intervista firmata Alessandra Comazzi a cinema e televisione, che il nostro – fulminato sulla via della multi visione – da già per spacciati. A Torino per elaborare un intervento al Museo del Cinema, Greenaway dipinge scenari da apocalisse post-mediatica: “Sempre meno persone vanno al cinema. In Olanda, dove vivo, la media è di una volta ogni due anni. Ma non guardano nemmeno più la TV. […] la generazione del lap top è convinta che non esista pittura prima di Pollock né cinema prima di Tarantino”.
Grandi firme sul Corriere della Sera, con Luciano Canfora che racconta dell’attualità di Euripide; ma soprattutto con Robert Storr, direttore della School of Art di Yale che in occasione della prossima apertura – mercoledì – della retrospettiva milanese su Dalì, analizza con rigore e straordinaria sintesi il lavoro del maestro spagnolo. Mettendo in luce le ben note genialità, focalizzandosi su come “mostrò la via che portava dal Surrealismo allo spettacolo commerciale”; ma senza tralasciare note e punti di critica seria e pungente: “all’immaginazione di Dalì è sempre mancato un ingrediente […] quell’intimità che deriva dall’aver radici, e la cui specificità è l’imperfezione esistenziale trasmutabile, piuttosto che una prfezione passiva, incorporea”. (selezione a cura di francesco sala)
[exibart]
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Ripeto: chi sarebbero questi critici bravi ma che non sono sotto i riflettori?
Ce ne sono caro Luca Rossi
Menegoi è colluso con il sistema quanto gli altri ma viene fatto passare per alternativo... ma per favore. Non fa passo che non sia mirato al suo inserimento nel sistema e non ha coraggio nel proporre nulla di innovativo.
Simone Menegoi fa parte di quei critici e curatori che aspirano legittimamente ad un ruolo auroriale colto e proiettato fuori Italia. Le scelte che fa sono misurate rispetto le proprie ambizioni, quindi il recupero di artisti storici dimenticati e artisti giovani che propongono un buono standard che bene può integrarsi con il proprio film.
Emanuele Becheri e' perfetto per questo, anzi il suo lavoro assomiglia tanto a quello degli artisti storici che Menegoi recupera nei suoi pezzi su Mousse. Il lavoro di Menegoi e' assolutamente artistico, mentre gli artisti, storici e giovani che siano, diventano accessori e sfumature del dipinto di Menegoi. E ci sono centinaia di artisti e opere che risultano sovraprodotti; gli artisti come gli operai in fila per il lavoro tendono ad uniformarsi ad uno standard per sperare di entrare nel dipinto, nel film del curatore.Testo ad una mano.
a me sta storia di lucarossi di uniformarsi allo standard però mi sta facendo venir l'ansia, cioè di cosa si sta parlando? io ho provato a proporre a un tot di gallerie quello che mi interessava senza uniformarmi e nessuno mi ha cagato, inoltre se si guarda al passato (gli ultimi 1000 anni più o meno) ci si rende conto che la storia dell'arte è un insieme di ritratti di maddone col bambino e robe del genere, santi, barbe, preti e rabbini vari che scendono dal cielo, pedofilia e gerontologia assortita etc ripetute in loop per secoli con tuttora gente adorante disposta a fare la fila per guardare un da vinci restaurato qualsiasi, quindi forse è meglio chiedersi chi ci sia dietro questo gusto uniformato globale ossessivo che ora vuole leggerezza giocosità e citazioni pseudocolte varie. io lo so benissimo.
sono sempre più convinto che l'arte ufficiale corrisponda ad UNIFORMARSI, dai disegnini sui muri nichilisti bolscevichi finto gangstastreetlife mentrenoisiamonline che piacciono a riva alle boutade ironiche e spigliate che cattelan faceva all'inizio dopo pesante lavoro di PieRaggio con galleristi e critici assortiti, quindi va bene un discorso simile sull'uniformità però bisogna anche fare attenzione agli esempi perfettamente inseriti nel sistema che poi si lodano
l'arte decorativa non va bene per il giro giusto perchè è unfair decorativa e leggera nonchè COLMA DI INOPINATA MISCONCEPTION (cit.) quindi se sei un mostro di tecnica e bravura per essere considerato come minimo devi parlare di morte distruzione disagio assortito apocalisse cristogiudaica asteroidi che volano su papi etc, l'arte ufficiale concettuale di base deve riflettere in modo ironico e spigliato sul motivo per cui esiste, sul perchè si utilizzano certe tecniche o in alternativa parlare in modo asettico di morte e nulla. queste secondo me sono le linee guida dell'arte ironica contemporanea, e puoi essere non standardizzato quanto vuoi ma se non si seguono queste linee base è meglio dedicarsi alla mountain bike oppure a qualsiasi attività che attualmente non viene considerata arte
Caro hm
inizia a seguire Moussoscope per capire quale sia lo standard che devi seguire. Ti consiglio di ripercorrere immaginari legati alla memoria (foto in bianco e nero, oggetti usurati dal tempo, gira nei mercatini alla ricerca di mobili e libri usati ecc); possibilmente coinvolgi ingegneri e scienziati; puoi partire da un libro: scegli un libro che appartiene a questo immaginario e citalo e poi cerca di formalizzare (in fotografie e sculture) quello che tratta il libro (tenendo presente Mussoscope). Poi certo un po' di pubbliche relazioni: amico di tutti, tutto può andare bene, ma tu in realtà sai quali sono le amicizie che vanno bene e quelle che vanno male. Quindi dovrai vivere una forma di ipocrisia rivolto solo sul tuo percorso personale. Se ti interessa fallo pure; a me non mi sembra per niente interessante. Certo, se l'alternativa è un lavoro usurante ti posso capire.
no vabbè non penso di essere adatto a fare distinzioni sulle amicizie, non sono abbastanza italo bocchino o forse l'italo bocchino è l'unica alternativa al lavoro usurante?
caro hm, non c'è alcuna "linea base" da seguire