Dentro una locomotiva sferragliante, che scalpita sulle rotaie come un enorme cavallo d’acciaio – chiara citazione dell’iconografia futurista – si aggira l’uomo nuovo, precursore del futuro, che vive e interpreta il manifesto futurista, esempio vivente di una nuova era che sta travolgendo il mondo e nella sua furia estirpa le ultime, nostalgiche, radici del passato.
“Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità”, il manifesto futurista compare sulle pagine del quotidiano parigino le Figaro il 20 febbraio 1909. E veloce è difatti tutto ciò che avviene in scena: Edoardo Sylos Labini interpreta l’uomo nuovo che corre verso il futuro, e velocemente consuma i suoi rapporti con le donne conosciute in treno, così come consuma la guerra, intesa come spettacolo polifonico travolgente anche nel suo aspetto più tragico. Il tutto è rapido, spezzettato, come il dj set allestito da Antonello Aprea che sottolinea la sincope con le sue irriverenti incursioni.
Francesco Sala e Viola Pornaro, con la collaborazione di Edoardo Sylos Labini, hanno elaborato un testo teatrale prendendo spunto e ispirazione da tre romanzi meno noti di Filippo Tommaso Martinetti: L’alcova d’acciaio, Come si seducono le donne e Novelle con labbra tinte. La Vallecchi Editore, con la supervisione della figlia del poeta, Luce Marinetti, ha fornito tutto il materiale allestito per l’occasione all’interno del teatro: fotografie, schizzi, documenti originali e inediti non solo di Marinetti, ma di indimenticabili autori come Umberto Boccioni e Giacomo Balla per un’immersione integrale nella realtà futurista.
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