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“Trova le differenze” nei ritratti di città: ecco la Vicenza di Palladio, nelle vedute di Francesco Zuccarelli

di - 3 Aprile 2017
Vicenza – nel ‘700 tra le mete predilette del Grand Tour (formativo per gli aristocratici europei, specialmente inglesi) e oggi Patrimonio Unesco – è città intima, calda ed elegante anche per aver conservato il prezioso patrimonio architettonico-urbanistico frutto dell’alacre opera di Andrea Palladio (Andrea di Pietro della Gondola, Padova 1508 – Maser/TV 1580).
Architetto, studioso e scenografo, si ispira all’architettura greco-romana, specialmente a Vitruvio (grazie al felice incontro con l’umanista Gian Giorgio Trissino che lo educa ai classici e lo soprannomina Palladio) ed è tanto geniale da essere conteso da privati e istituzioni pubbliche per costruire edifici (Basilica Palladiana, Loggia del Capitaniato, Palazzo Barbaran da Porto, Villa Almerico Capra detta La Rotonda, Teatro Olimpico…) che hanno dato un’impronta alla città berica divenendo ineludibili emblemi e punti di riferimento di una semplicità armonicamente austera che origina il palladianesimo grazie al quale il suo stile si è diffuso nel mondo anglosassone e in tutto l’orbe.
Fino al 23 luglio 2017 Palazzo Leoni-Montanari, una delle tre sedi delle Gallerie d’Italia, ospita una mostra che affronta due dipinti gemelli, anche se non perfettamente identici, in cui Francesco Zuccarelli (Pitigliano/GR 1702 – Firenze 1788) – pittore di paesaggi con soggetti storici e poi arcadico-pastorali apprezzati soprattutto in Inghilterra dove i suoi lavori, comprati anche dal Re, hanno un’ottima valutazione e influenzano pittori locali – rappresenta una Vicenza in forma di ‘capriccio’ con valore allegorico per le trasformazioni nelle forme e le incongruenze temporali. Le due opere sono presentate insieme alle quattro Allegorie delle Stagioni dello stesso Zuccarelli.
Intriganti i risultati emersi dalle indagini (comprese quelle diagnostiche) sulle due tele: Andrea Palladio invita a visitare Vicenza (appartenente alle Gallerie d’Italia) e Veduta di Vicenza con monumenti antichi (in prestito dalla collezione privata di Matteo Marzotto) connotate dalla posizione ‘errata’ di alcuni monumenti come La Rotonda e di altri particolari da scoprire e dalla rappresentazione – con chiara incoerenza temporale, ma con alto valore simbolico – di Palladio in compagnia di Inigo Jones (Londra 1573-1652, architetto e scenografo che durante i viaggi in Italia si innamora dell’architettura del nostro e ne studia gli scritti dando origine al palladianesimo) e di un terzo personaggio oltre a un vivace cane.
Un affascinante omaggio all’architetto – di cui non ci sono rimasti ritratti coevi tanto che gli Inglesi nel ‘700 ne hanno inventato uno cui pochi anni dopo gli Italiani ne contrappongono un altro – da correlarsi con la concomitante esposizione “Andrea Palladio. Il mistero del volto” presso il Palladium Museum di Vicenza (fino al 18 giugno 2017).
Dal confronto tra le due opere (ben raccontato dalla simpatica e chiarissima animazione), quasi un divertente e istruttivo “Trova le differenze”, è emerso tra Zuccarelli e Palazzo Leoni-Montanari un inedito collegamento che si lascia scoprire ai visitatori. (Wanda Castelnuovo)

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