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Tutto Bologna/14. Identità da attraversare. D.F. di Vincenzo D’Argenio a L’Appartamento

di - 3 Febbraio 2019
Chi era D.F.? Una storia spezzata, il racconto di una vita qualunque, che Vincenzo D’Argenio traduce in una serie di indizi con i quali coinvolge il pubblico in una riscoperta attiva di un persona attraverso il ricordo che gli altri hanno di lui. Lo segnaliamo nell’ultimo giorno della sua apertura, ancora visitabile fino alle ore 19. A cura di Emilia Angelucci e Mario Francesco Simeone, “Chi era D.F?” è ospitata all’interno del nuovo spazio espositivo bolognese Maison Ventidue di Maria Rosa La Manna ed è promossa dall’associazione TAZ – Temporary Art Zone.
Una storia intima al centro in un progetto che coinvolge e si svela nei piccoli indizi che l’artista dissemina nello spazio: fotografie, video, audio di interviste che si ascoltano seguendo il link di un QR code. Un “attraversamento orale, tra inflessioni, sfumature e inesattezze” citando le parole dei due curatori. Ma Chi era D.F.? È una presenza costante nella vita dell’artista sulla quale muove continue riflessioni, Domenico Facchiano ovvero il nonno materno, che egli indaga riscoprendo un grande archivio in cui mescola ricordi privati e documenti che ne ricostruiscono la vita in ogni suo istante, nel riflesso che gli altri avevano di lui.
Quattro donne ce ne parlano nelle interviste all’inizio del percorso, presenze vicine a D.F. quali la moglie, la figlia, le nipoti di D.F., ognuna con le gioie e i suoi dolori, con il suo rapporto costruito come unico e speciale. Seguono poi installazioni multimediali, immagini e video che ne tracciano la storia e il ricordo che egli ha lasciato nella memoria dell’artista e dei suoi cari.
Con “Chi era D.F.?”, Vincenzo D’Argenio ci ha regalato un progetto prezioso e silenzioso, che richiede il tempo dell’ascolto, forse non sempre facile in un contesto come quello dei giorni della fiera in cui si è portati nel flusso dei numerosi eventi di ArtCity. Resta però la consapevolezza di aver vissuto un momento intimo costruito un rapporto empatico con l’artista e il suo vissuto che ci fa uscire dall’appartamento bolognese di via Miramonte 4-6 con una consapevolezza importante, quella di aver dedicato tempo a un progetto che meritava la nostra attesa. (Leonardo Regano)

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